Il processo riparte con ’O Pazzo
Casalesi: la causa ricomincia con nuovi giudici, l’ex uomo del boss è imputato, vittima e teste della Dda
C’era anche Alfonso Perrone ’O pazzo, ex “mandatario” del clan del casalese Zagaria a Modena, all’apertura del secondo processo in Tribunale per cinque casi di estorsione compiuti nel Modenese. Anche la sua posizione processuale è singolare: ieri Perrone è diventato testimone dell’accusa, imputato e parte civile. Questo perché da un lato è ritenuto autore di delitti, dall’altro è vittima e da un altro ancora, come noto, è un particolare ex camorrista pronto a collaborare con la giustizia ma non ancora riconosciuto come collaboratore a tutti gli effetti.
Sarà quinti importante sapere cosa dirà quando dovrà deporre davanti ai giudici del Terzo Collegio, presieduto dal giudice Barbara Malvasi.
Il processo di ieri riguarda tredici imputati di un gruppo inizialmente molto più esteso: molti sono usciti dal procedimento patteggiando o attraverso processi con rito abbreviato. Del gruppo compaiono alcuni nomi noti del clan Zagaria che “lavorava” a Modena con estorsioni: alla sbarra troviamo altri due Perrone, Giovanni e Pasquale, e poi ci sono Mario Temperato, Felice Carbone, Domenico Esposito, Salvatore Lionetti, Francesco Montanino, Franco Noviello, Salvatore Pellegrino, il contabile lombardo Franco Raviola, gli albanesi Renato Shamku e Alfonc e Bardoc Zelna, Carmine cavaliere e Francesco Molaro. Il processo è ricominciato perché è stato necessario ricomporre il collegio del giudici. Infatti il caso si basa sulle indagini condotte dalla Squadra mobile della Questura di Modena e dalla Dda di Bologna - pm Enrico Cieri - sul caso del night Big Bijou di Modena e di altre estorsioni, sia in campo edile che in altre attività: “pizzi” che arrivavano alla richiesta di 30mila euro al mese. Se non si pagava volavano minacce pesantissime. Sono ormai note le frasi rilevate nelle indagini: «Mando i ragazzi a vedere casa loro. Cominciano con la figlia e finiscono con i vecchi». «Te l' ho già detto una volta, una di troppo: se non paghi ti uccido come un cane». «Non ha i ventimila euro che mi deve? Lo squartiamo con un dottore, a lui lo mettiamo in dialisi, diamo il suo fegato a un altro e ci prendiamo i soldi». Altrimenti volavano botte. I pestaggi venivano affidati a “ragazzi” specializzati che oggi figurano tra gli imputati.
Il processo è iniziato anni fa e alcuni atti sono stati acquisiti dai giudici. Il 18 marzo si terrà un’altra udienza durante la quale è probabile che inizieranno a parlare i testi.
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