«La nuova sfida è la qualità del lavoro»
Ma Istat e Isfol documentano crescenti difficoltà nonostante i benefici che una professione dà a chi soffre di disagi psichici
La capacità di lavorare è una dimensione centrale del benessere delle persone. Il lavoro costituisce una fonte di reddito che consente la sostenibilità delle proprie condizioni di vita e del proprio nucleo familiare. Ma il lavoro non è soltanto reddito. È un elemento costitutivo dell'identità individuale e l'assenza di lavoro, come hanno dimostrato le indagini condotte nei paesi colpiti dalla crisi economica, comporta alti costi anche in termini di perdita di relazioni umane.
Condizioni sfavorevoli che possono produrre seri danni psicologici e un sensibile peggioramento della salute della persona. A Modena, in particolare, una ricerca coordinata per la Fondazione Marco Biagi e da Fabrizio Starace (direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche della Ausl di Modena) ha mostrato che l'inserimento lavorativo delle persone che soffrono di disagi psichici, produce effetti benefici sulla loro salute psicofisica, mentre l'assenza di lavoro rischia, al contrario, di peggiorare la loro condizione di fragilità.
E quando il lavoro c'è? Allora è importante la sua qualità, come sostenuto dalla terza Indagine sulla Qualità del lavoro, elaborata dell'Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori (Isfol). La qualità del lavoro non è misurata solo dal reddito, ma è legata alla complessità del compito svolto, al grado di autonomia e di controllo e alla dimensione ergonomica. All'interno di quest'ultima, rientra anche la salute e sicurezza sul luogo di lavoro.
Considerando per esempio il grado di soddisfazione dei lavoratori sulla sicurezza e la salute nel posto di lavoro, Isfol rileva che l'8% dei lavoratori intervistati si dice insoddisfatto rispetto a questa dimensione. Un'insoddisfazione che, in base ai risultati dell'indagine, cresce mano a mano che ci si sposta verso il Sud del Belpaese, fra i lavoratori con più di cinquanta anni e fra chi ha un lavoro a tempo determinato o di collaborazione.
Un’altra dimensione cruciale è la conciliazione fra tempi di vita e lavoro. Su questa dimensione l'Istat, ci informa di un avvenuto peggioramento a seguito della crisi che dal 2008 colpisce l'Europa. Basti pensare alla condizione delle madri. Sempre meno donne, a seguito di una gravidanza, sostiene l'Istat, restano occupate e, fra quelle che lo sono anche a due anni di distanza dalla nascita del proprio figlio, le difficoltà di conciliazione tra vita privata e lavoro aumentano.
La qualità del lavoro è quindi strettamente legata alla qualità delle politiche pubbliche e di impresa. Un lavoro di qualità, oltre a essere fonte di benessere per il lavoratore, si riflette positivamente sull'impresa stessa. Si produce un miglioramento del clima aziendale con effetti positivi anche in termini di produttività e minore turnover. Effetti positivi che si riverberano sullo sviluppo umano oltre che strettamente economico.
* (Fondazione Marco Biagi, Università di Modena
e Reggio Emilia
docente
di Economia del lavoro)
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