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«Le Ecomafie sono una priorità da battere»

di Patrizia Cantusci
«Le Ecomafie sono una priorità da battere»

Il prete coraggio: «Più poveri ci sono più la criminalità si radica. Non svilire i servizi sociali»

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NONANTOLA. Un Palapiccinini gremito ha accolto, martedì sera, don Luigi Ciotti, fondatore di Libera e simbolo della lotta alla criminalità organizzata. Oltre 500 persone hanno applaudito il suo arrivo e il lungo racconto che don Ciotti ha fatto nel corso di tre ore di discorsi, ripercorrendo eventi, ricordi, omicidi, dolori, esortazioni, lotte, avverso il nemico e quella illegalità che appare nella sua ferocia oggi come ieri, fin dai tempi delle stragi di Capaci, menzionata più volte.

«Siamo di fronte ad una nuova Resistenza - ha esordito secco - e questa nobile regione che tanto ha pagato in termini di vite umane, deve anche oggi vigilare molto. Il Cardinal Martini parlò di sperpero di beni e di gestione sconsiderata del denaro altrui. Era il 1984. Oggi è la stessa cosa. E mi duole dirlo. Perché vorrei guardare al bello, invece. Purtroppo non è possibile. Quel quadro non è altro che fotografia attuale. E nelle difficoltà di oggi sono loro, le mafie, a guadagnarci. Ecco perché parlo spesso di tensione. Tensione agli ultimi. Essa deve diventare priorità assoluta e siamo tutti chiamati a darne contributo, a condizione però che consapevolezza e responsabilità divengano indivisibili».

Nonantola, coinvolta anche recentemente in indagini che hanno portato al sequestro di beni appartenenti alla criminalità organizzata, vigila con livello di guardia alzato e monitoraggio attento contro infiltrazioni e radicamento mafioso, specie sulla ricostruzione post terremoto. «Certo, le infiltrazioni mafiose che ci sono state si combattono soltanto assumendo il fatto che le mafie non sono un problema di crimine e basta. Sono un problema culturale e sociale innanzitutto perché esse si giovano del disorientamento e della fragilità. Questa grande crisi economica non fa che rafforzarle e, se non si combatte la corruzione, non le sconfiggi. Un’azione che deve essere assunta da noi tutti, in qualità di intero tessuto sociale e non solo dagli inquirenti. È la società che deve mobilitarsi. Come? Cito Papa Francesco: disse ai sacerdoti di andare alle periferie. Ebbene, è sulla periferia dell’anima che bisogna agire. Con la solidarietà. lavoro, casa, servizi. Pensiamo ai reati ambientali, poi. Pensiamo alla cementificazione. Uno studio rileva che in tre anni sono aumentati del 170%. Combattere le ecomafie è un’altra priorità».

Il riferimento alle politiche sociali è però un dato costante della buon politica. «Attenzione, le politiche sociali sono nel Paese l’ultima ruota del carro. Non a caso abbiamo assistito impotenti ad un ceto medio che improvvisamente ha iniziato a slittare verso la povertà. A Torino, dove ho officiato cinque funerali di padri che non ce l’avevano fatta ad andare avanti, non riuscivo a trovare le parole. Oggi la gioia di veder nascere i presidi di Libera a Nonantola e a Castelfranco è immensa e mi conforta molto».

Infine, don Luigi Ciotti ha parlato di coscienza. «L’antimafia non è una carta d'identità da tirare fuori. Abbiamo mafiosi che si presentato come antimafia e sapete perché? Perché in Italia c’è un vero e proprio furto di parole. Legalità, antimafia e noi sono le parole più rubate. Antimafia invece è altro: è coscienza e responsabilità».

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