Pronto soccorso, “ingorgo” senza fine
Ogni giorno ore di attesa per essere assistiti: ci sono problemi organizzativi, ma sono anche tanti gli accessi impropri
I sommersi e i salvati. Quelli che aspettano per ore e quelli che protestano, sino far intervenire i vigilantes pur di ottenere una visita più rapidamente. E in mezzo ci sono loro, gli infermieri e i medici alle prese con le proteste di chi è esasperato per le attese.
Il diario di una giornata al Pronto Soccorso di Baggiovara, pubblicato dalla Gazzetta, è la punta di un iceberg che incombe ogni giorno sul via vai di emergenze dei due ospedali modenesi. Il guaio è che assieme ai feriti arrivano anche tutti coloro che passano dall’ospedale per prestazioni che urgenti non sono proprio ma che sono certificate come tali dai medici di famiglia. Tac e radiografie, per fare un esempio, arrivano in tempi più solleciti rispetto alla fila di una prenotazione al Cup; basta che il dolore sia molto forte, magari in uno degli organi interni, e subito scatta l’allerta. Una volta dentro il filtro della prima occhiata dei camici bianchi in portineria stabilisce il livello di gravità e quindi anche l’ordine di priorità nelle visite. La giovane che ha scritto in Gazzetta è rimasta, dopo essere rimasta ferita al viso e a una gamba in palestra, per undici ore in Pronto Soccorso a Baggiovara; è entrata alle 15.20 e, con il codice verde e il ghiaccio sulle ferite, è stata visitata dopo mezzanotte, complici anche le urgenze arrivate nel frattempo. Un caso isolato? Un’altra lettrice ieri ci ha segnalato dodici ore dopo essere rimasta bloccata con la schiena per una vertebra spostata: è entrata la mattina alle 8 ed è uscita dopo le 20: «Mi hanno trattato bene, alla sera sono uscita con il busto dopo aver fatto radiografia e anche Tac. Ma che fatica stare lì dentro tante ore!»
Ma c’è anche chi scuote la testa di fronte a queste situazioni. «Ormai sono diventate la regola - raccontano i primari più anziani - Purtroppo il Pronto Soccorso, che dovrebbe servire per le urgenze e le emergenze, ormai è diventato un grande ambulatorio sempre aperto dove chiunque può recarsi per qualsiasi ragione e senza pagare nulla. Se fino alla fine degli anni ’70 a Modena c’erano 15 mila visite tra incidenti stradali, sul lavoro, infarti e quant’altro, oggi siamo attorno ai 90 mila. Prima i medici condotti, poi diventati medici di famiglia, intervenivano direttamente sulle varie patologie. Poi è cambiato tutto e gli ospedali accolgono tutti. Di fatto quando si aspettano esami specialistici è persino comodo aspettare qualche ora in ospedale anzichè fare la fila nell’ambulatorio dal proprio medico, poi andare al Cup per prenotare la visita specialistica con altre code di ore e infine avere la prestazione dopo uno, due o tre mesi, con relativa coda di controlli successivi. In ospedale tutto avviene in giornata».
Nessuna polemica, solo constatazioni: 200 visite al Ps di Modena sono una cifra su cui riflettere? Chi può essere il filtro prima di arrivare a intasare il reparto che dovrebbe salvare le vite umane con rapidità ed efficienza? Oggi, di fatto, diventa un poliambulatorio, dove si va persino per un esame istologico al cuoio capelluto. E dove, quasi sistematicamente, il turnover rallentato delle dimissioni tra i reparti finisce per diventare un ostacolo quotidiano anche per trovar posto alle emergenze.
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