Furti a raffica, sgominata banda di moldavi: svaligiarono anche i magazzini di Gaudì
Sedici moldavi residenti tra Reggio Emilia e provincia indagati, tra cui due colpiti da provvedimenti di natura cautelare, 2 italiani indagati per ricettazione, oltre 50 furti scoperti tra le province di Reggio Emilia Parma e Modena, una ventina di perquisizioni eseguite all’alba di ieri
REGGIO EMILIA Case, imprese, distributori di benzina, supermercati: sono 50 i colpi messi a segno dalla banda finita nel sacco in queste ore dai Carabinieri di Castelnovo Monti e San Polo. Una maxi operazione che ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati di 16 moldavi residenti tra Reggio Emilia e provincia, considerati gli autori dei raid scoperti tra le province di Reggio Emilia, Parma e Modena. Due componenti della banda sono stati colpiti da provvedimenti di natura cautelare, due italiani indagati per ricettazione. Una ventina le perquisizioni eseguite all’alba di ieri.
E tra i colpi grossi messi a segno dalla banda spicca il furto all'interno dei capannoni di Gaudì a Carpi da dove sparì merce per 333mila euro.
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Questi i numeri dell’indagine Free Town culmine di una complessa attività investigativa avviata sin dal settembre del 2014 dagli investigatori dell'Arma sotto il coordinamento del sostituto procuratore Valentina Salvi, che ha permesso di tracciare la mappa del sodalizio criminale che imperversava prevalentemente in Emilia sin dal 2008. Nell’ambito dell’inchiesta sono indagati per il reato di ricettazione anche due italiani (un calabrese 42enne residente a Reggio Emilia e un 34enne partenopeo residente in provincia di Chieti).
Nel corso delle perquisizioni eseguite all’alba di ieri nell’hinterland del capoluogo reggiano, dove aveva base la banda, i carabinieri hanno sequestrato molta refurtiva (del valore stimato di svariate decine di migliaia di euro) costituita da telecamere, macchine fotografiche, tablet, smartphone, biciclette, navigatori satellitari, rasoi ma anche tabacchi, attrezzattura edile e da giardinaggio, salumi, punte di Parmigiano Reggiano. Tutto sequestrato unitamente a svariata attrezzattura da scasso. Recuperata anche un’autovettura e un furgone rubati che utilizzavano probabilmente come ariete per i colpo con spaccate e un jammer ovvero un disturbatore di frequenze capace di spegnere gli allarmi.
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L’indagine si è sviluppata anche attraverso attività tecniche e l’ampio materiale investigativo acquisito ha permesso di individuare i componenti del gruppo criminale che agiva come una vera e propria organizzazione di tipo verticistico, facente capo ad un cittadino moldavo, tutti con ruoli ben definiti. Un volume d’affari stimato nell’ordine di oltre 1 milione di euro, quello del gruppo criminale “decapitato” dai Carabinieri reggiani, che si ritiene agisse anche su commissione di compiacenti commercianti di origine italiana che a loro volta ricettavano la refurtiva asportata per poi rivenderla, anche attraverso la produzione di falsa documentazione per attestarne la legittima provenienza, nei loro negozi.
Emilia ma anche Veneto le regioni italiane oggetto dalle incursioni degli appartenenti al sodalizio criminale, con base operativa e logistica nell’hinterland reggiano, che spaziavano in lungo e largo nelle province di Reggio Emilia, Modena, Parma ma anche Padova colpendo aziende private, bar, tabaccherie, distributori di carburante, negozi di abbigliamento e appartamenti che raggiungevano con veicoli rubati. Le indagini dei Carabinieri dell’Aliquota Operativa della Compagnia di Castelnovo Monti hanno permesso anche di ricostruire il modo in cui l'organizzazione operava: i furti erano preceduti da minuziosi sopralluoghi che vedevano i componenti della banda accedere nelle attività commerciali prese di mira anche durante l’orario di apertura per stabilire come agire.
I colpi messi a segno dalla banda
L’esecuzione dei furti era solitamente preceduta dal furto di autovetture con le quali i malviventi raggiungevano le attività commerciali prese di mira. La banda, inoltre, entrava in azione alle 22 e alle prime luci del’alba i colpi erano conclusi con le batterie dei malviventi che partivano comunque ogni notte dall’hinterland reggiano.
Trenta secondi e 4 minuti: questo il lasso di tempo in cui la banda metteva a segno i colpi attraverso il metodo della cosiddetta spaccata che poteva avvenire o utilizzando come ariete la stessa vettura rubata o attraverso l’utilizzo di mazze di ferro. I carabinieri hanno anche ricostruito come durante i furti gli esecutori materiali stavano in continuo contatto telefonico con il palo che utilizzando un’ auto pulita girava nei pressi degli obiettivi presi di mira allertando i complici all’arrivo delle forze di polizia. La refurtiva, solitamente nell’ordine di svariate decine di migliaia di euro a colpo, veniva stoccata in appositi siti nell’hinterland reggiano in attesa di essere piazzata probabilmente a compiacenti commercianti che ripulivano la merce per poi rivenderla nei rispettivi negozi
. Commercianti su cui ora si stanno catalizzando le attenzioni investigative dei Carabinieri reggiani ravvisandosi il reato di ricettazione. Nei confronti degli indagati, sono stati acquisiti incontrovertibili elementi probatori in ordine a numerosi furti tra i quali i seguenti che hanno comportato un danno patrimoniale quantificato nell’ordine di svariate centinaia di migliaia di euro: Ora le indagine proseguono con i Carabinieri dell’Aliquota Operativa di Castelnovo Monti che vogliono ripercorrere non solo ulteriori le tappe delittuose di questi malviventi che imperversavano nell’intera Regione ma anche per risalire agli eventuali complici e anche ai terminali di questo illecito business.
Terminale costituito stando alle prime risultanze a compiacenti commercianti che probabilmente con falsa documentazione “ripulivano” la merce rivendendola all’interno dei rispettivi negozi in un meccanismo ora all’attento vaglio investigativo. Nel corso delle perquisizione il 42enne calabrese indagato per ricettazione veniva arrestato per detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti in quanto trovato in possesso di 5 grammi di cocaina e materiale per la pesatura ed il confezionamento.
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