Il falso Parmigiano sorpassa quello vero
Per la prima volta la produzione originale è stata superata dagli imitatori. Ieri a Bologna la protesta e un “Dossier”
Nel 2014 la produzione di falsi del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano nel mondo ha sorpassato per la prima volta quella degli originali, provocando il calo delle esportazioni. È l’allarme lanciato dalla Coldiretti nel primo “Dossier sul mercato del Parmigiano Reggiano” presentato dalla Coldiretti nella mobilitazione in piazza a Bologna. È la prima volta che il popolo del Parmigiano (tra cui numerosi modenesi, guidati dal presidente di Coldiretti Modena, Francesco Vincenzi e dal direttore, Antonio Maria Ciri) scende in piazza, con tanto di mobilitazione 2.0, lanciando su twitter l'hashtag “ParmigiAmo”.
«È assurdo – ha affermato Vincenzi – che nel 2014 la produzione delle imitazioni del Parmigiano e del Grana abbia superato i 300 milioni di chili realizzati per poco meno della metà negli Stati Uniti: con proposte fantasiose come il falso parmigiano vegano o il kit che promette di ottenerlo in casa in appena due mesi».
Tra gli esempi di falsificazioni portate in piazza non mancano quello in cirillico che si è iniziato a produrre in Russia, il Parmesao brasiliano, il Reggianito argentino e il Parmesan perfect italiano ma prodotto in Australia. E così, tutti in piazza, con i casari che hanno realizzato le forme secondo gli antichi rituali, con caldaio di rame su fuoco di legna e una stalla con vacche rosse. Con una antica zangola è stato invece realizzato il burro. Il tutto condito da slogan quali “Il Parmigiano non si fa in “Wisconsin”, “Fermiamo i furbetti del Parmigiano”, solo per citarne alcuni. Dal 2007 hanno chiuso più di mille stalle per la produzione di latte da destinare al Parmigiano Reggiano. A rischio c’è un sistema produttivo che, nella sola provincia di Modena, conta oltre 750 allevamenti, con una produzione di 300.000 tonnellate di latte, 80 caseifici, 622.500 forme per un peso complessivo di oltre 26.000 tonnellate di formaggio. «Se gli Stati Uniti sono i “leader” della falsificazione - ha aggiunto Ciri - le imitazioni sono molto diffuse dall’Australia al Sud America ma anche nei Paesi emergenti, mentre sul mercato europeo e in Italia sono arrivati i cosiddetti similgrana di bassa qualità spesso venduti con nomi di fantasia».
«I compensi riconosciuti ai caseifici e agli allevatori sono precipitati al di sotto dei costi di produzione e ora il mondo produttivo – conclude Francesco Vincenzi - si trova a fronteggiare una situazione di crisi più grave del terremoto che tre anni fa aveva fatto crollare a terra migliaia di forme e distrutto stalle e magazzini. Nell’ultimo anno il prezzo pagato ai produttori è diminuito del 20% nel giro di dodici mesi, passando dai 9,12 euro del gennaio 2014 ai 7,31 euro di fine dicembre 2014».
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