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La crisi semina la morte Suicidi aumentati del 40%

di Enrico Vincenzi
La crisi semina la morte Suicidi aumentati del 40%

Castelvetro. Il prof. Montanari, psicanalista: «Nella nostra provincia è possibile far risalire a questa causa almeno una cinquantina di tragedie degli ultimi anni»

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CASTELVETRO. «A Modena e provincia, dal 2012, i suicidi a causa della crisi economica sono aumentati del 40%. In altre parole negli ultimi anni la nostra associazione ha riscontrato almeno una cinquantina di casi di suicidio o di tentato suicidio legato alla perdita del posto di lavoro». Maurizio Montanari, psicoanalista, ha lanciato il suo allarme per le conseguenze, i riflessi della crisi economica anche in una realtà economicamente ricca come la nostra e quella emiliana in un incontro aperto al pubblico. Sullo sfondo, infatti, gli effetti devastanti che può avere la perdita del posto di lavoro nel contesto della crisi. La conferenza, intitolata "Perdere il lavoro, perdere la vita", è stato organizzato dall'associazione LiberaParola e patrocinato da Regione e Comune di Castelvetro ed era il terzo della serie “Psicanalisi senza lettino”. Montanari ha spiegato a un pubblico ristretto come il lavoro sia sempre più importante per l'individuo, in quanto «elemento in grado di creare legami sociali forti in un'epoca in cui i legami sono sempre più deboli e in cui il soggetto viene giudicato in base alla propria disponibilità economica». Per questo, soprattutto per le persone psicologicamente più fragili, «perdere il lavoro oggi vuol dire sempre di più “fine vita”.

Nel 2010, l'anno in cui la crisi è diventata a tutti gli effetti allarme sociale, 362 persone in Italia si sono suicidate a causa della disoccupazione; già nel 2009 erano 357, mentre nel triennio precedente erano 270. Per due o tre persone che si suicidano, inoltre, ce ne sono decine che tentano senza successo». Non sempre, però, l'esito è il suicidio: «A volte accade che il licenziato uccida chi ha comunicato il licenziamento, poiché ritenuto colpevole: per pochi atti effettivi, ve ne sono molti potenziali. Questo accade perché il lavoro è un elemento in grado di mantenere gli individui psicologicamente fragili all'interno dei limiti della sanità mentale; venuto meno questo elemento, l'individuo fragile può cadere in preda alla nevrosi. La mancanza di lavoro, poi, danneggia psicologicamente anche in altri modi: i giovani nel periodo post laurea, per esempio, sono sempre più soggetti a depressione perché non osano nemmeno sperare di trovare lavoro». Una realtà drammatica quella dei giovani laureati a caccia di un contratto di lavoro nel nostro paese che vede il 40% dei giovani con un titolo universitario e non che sono disoccupati.

Secondo Montanari «bisogna fornire gli operatori degli strumenti per rapportarsi con queste personalità, per la salvaguardia di entrambi. Per questo noi psicanalisti cerchiamo di collaborare con le istituzioni, a costo praticamente zero».

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