«Donne, difficoltà sul lavoro e a casa: bisogna fare di più»
Numerose testimonianze nel corso del Consiglio Comunale «Certe aziende pagano part-time per otto ore di lavoro»
In controtendenza con i cori che si formano intorno ad una celebrazione in cui è fin troppo facile scivolare nella retorica, in Consiglio Comunale, in occasione dell’8 marzo, festa della donna, hanno sfilato tanti casi concreti di donne, mamme, giovani alle prese con battaglie per i diritti di parità, casa, lavoro e scuola. Giovedì sera si è tenuto infatti il consiglio tematico dedicato alla figura femminile, in occasione dell’imminente ricorrenza. La serata, introdotta dalle assessore Stefania Gasparini e Daniela Depietri ha visto come prima protagonista Roberta Mori, presidente della commissione regionale pari opportunità che ha illustrato con passione il cammino della legge sulla parità e contro la discriminazione di genere. Mori ha sottolineato poi come “l’autonomia economica sia una scelta possibile per sottrarsi ad ambiti violenti” per poi parlare di aiuti concreti all’imprenditoria femminile. Un traguardo, quello della parità, ben lontano dall’essere stato raggiunto e ciò è stato evidenziato da Giulia Moretti di Cgil che ha illustrato il rapporto fra donne, lavoro e attuale contesto di crisi. «In provincia i disoccupati sono quasi 30mila con un importante trend di aumento delle domande di disoccupazione e mobilità dal 2010 ad oggi di cui la maggioranza sono donne. Nel nostro distretto, per ritornare ai livelli di occupazione del 2007 occorrerebbero quasi 5mila assunzioni: negli uffici dei nostri patronati nel 2014 abbiamo inviato all’Inps oltre 2500 domande tra disoccupazione e mobilità. Con la crisi, nei nostri uffici incontriamo donne che non se la sentono di esercitare i diritti a cui hanno titolo. Nel nostro distretto ci sono donne lavoratrici ricattate per mantenere il posto di lavoro: trasformazioni forzate in part-time dove l’orario effettivo di lavoro rimane lo stesso e quello in busta e i contributi sono dimezzati. Imposizioni individuali di riduzione di stipendio, attraverso la rinuncia del superminimo o del livello di inquadramento, con la minaccia di essere licenziate e come condizione per mantenere il posto di lavoro per poi vedersi porre subito dopo in cassa a zero ore con una base retributiva ridotta e una prospettiva di reddito di cinque mesi. Il rientro dalla maternità non comporta quasi mai l’ottenimento di orari compatibili con i servizi di infanzia. E un altro tema che sta emergendo è quello del lavoro di cura di famigliari non autosufficienti” conclude Moretti. Hanno raccontato, poi, la propria esperienza Barbara Bertoni, mamma e telelavoratrice, e la studentessa tunisina del Cattaneo Meucci, Hana Ben Mrad. La prima si occupa di comunicazione per Informagiovani e Rete Amica della Regione: professione che riesce a svolgere da casa, così come lavorava a domicilio nell’abbigliamento la madre di Barbara. «Io mi definisco una lavorante a domicilio digitale” aggiunge Bertoni. Hana, invece, ha riferito quanto sia difficile essere giovani donne immigrate in un paese straniero. «Quando sono arrivata qui per seguire mio padre sono stata giudicata per il colore della mia pelle e per la mia religione” spiega la giovane. Tra il pubblico in consiglio anche il vice questore Emanuela Ori e la parlamentare Manuela Ghizzoni.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
