«Ecco cosa c’è dietro il furto del cellulare»
«Sì, sono ragazzi, ma noi siamo qui per educare e prevenire i comportamenti aggressivi o delinquenziali». Alberto De Mizio (in foto), preside del Cattaneo-Deledda, non lascia spazio a equivoci. Non...
«Sì, sono ragazzi, ma noi siamo qui per educare e prevenire i comportamenti aggressivi o delinquenziali». Alberto De Mizio (in foto), preside del Cattaneo-Deledda, non lascia spazio a equivoci. Non solo deve difendere il buon nome della scuola, ma anche i suoi 1500 allievi da appostamenti e agguati esterni da parte di coetanei di altri istituti o di sconosciuti. Come è successo martedì mattina con la rissa sventata appena in tempo dalla polizia. Preside, il caso di questa rissa per un cellulare rubato, anche se per fortuna unica nel suo genere, cosa ci dice? «Intanto che ci sono gruppetti di ragazzi provenienti da fuori o da altre scuole che stazionando davanti all’ingresso. Sappiamo che alcuni vengono dall’Ipsia Corni, altri non si sa bene da dove».
Come mai questo interesse per la vostra scuola? «È una questione di ormoni. La nostra scuola ha un alto tasso di studentesse. È la solita storia».
Si può dire che esiste un giro di furti di cellulari? O ci sono bulli che li fanno sparire? «In questo caso c’è stato un furto denunciato alla polizia. È un caso. È un’ipotesi, certo, ma va verificata. Diciamo che c’è in problema che riguarda i ragazzi non solo di questo istituto o di tutta la zona, ma della nostra provincia».
Cosa intende dire? «Ho l’impressione che ci troviamo di fronte a un segnale: adolescenti abituati a disporre di denaro dei genitori che oggi, a causa della crisi, non c’è più. C’è un’invadenza di un modo di vivere che però è cambiato. Penso che questo disagio che nasce da minori disponibilità economiche vada osservato meglio. Anche perché, ricordo, in provincia ci sono 3500 ragazzi dai 15 ai 25 anni che non studiano e non lavorano».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
