Il web e la solitudine pericolosa: molestato un giovane su sei
Dopo gli episodi di criminalità tra minorenni e davanti alle scuole, uno studio regionale rivela come alcuni reati, spesso ricatti a sfondo sessuale, nascono da internet: primo rischio i cyberbulli
Dopo le baby gang, i furti ripetuti nelle scuole, non ultima la rissa davanti al Cattaneo di pochi giorni fa, episodi di criminalità che riguardano anche molti minorenni, arrivano a proposito anche i risultati di una ricerca condotta in Emilia Romagna che ha visto la partecipazione anche di 19 istituti scolastici modenesi per untotale di oltre mille ragazzi della nostra città. Il 40% dei giovani emiliano-romagnoli fra i 12 e i 18 anni ha incontrato persone conosciute on-line, il 15% dei ragazzini con meno di 13 anni ha già un profilo Facebook, che però non è più la piattaforma più utilizzata dagli adolescenti, superata da Whatsapp: 21% contro 27%.
Sono alcuni dei dati presentati, in Prefettura a Bologna, nel corso di un convegno per presentare i risultati del progetto educativo “Il tuo web”, realizzato dalla Polizia delle Comunicazioni dell'Emilia-Romagna con l'Ufficio Scolastico Regionale, il Cirvis dell'Università di Bologna e la società H3g. Ad oltre 13.000 studenti di età compresa fra i 12 e i 18 anni, di 124 scuole emiliano-romagnole, è stato fatto compilare un questionario per comprendere i loro comportamenti in relazione all'uso dei sistemi evoluti di comunicazione, analizzati poi con una ricerca socio-criminologica. Tra gli altri dati, è emerso che la stragrande maggioranza dei giovani (il 95%) naviga in internet in totale solitudine, ma solo il 15% ha avuto esperienze negative (con molestatori, esibizionisti o cyberbulli), mentre il 25% ha provato in qualche modo “disagio”. Le prime cause che nascono dal web, come ha ricordato Giuseppe Spadaro, presidente del Tribunale dei Minori di Bologna, sono ricatti a sfondo sessuale e aggressioni a ragazzi indifesi.
Ma cosa hanno detto i ragazzi? «È pericoloso e ti rovina la vita, non hai una vita sociale, ti rovini la mente e gli occhi davanti a quegli schermi», «sul web puoi trovare persone che non conosoci e possono essere stalker», «non mi piace che non sappiamo chi c'è dall'altra parte», e «il fatto di non poter guardare in faccia le persone con cui messaggio». C’è quindi, anche se non così diffusamente come dovrebbe essere, una consapevolezza del rischio. Proseguono i ragazzi: «Il fatto che si possano fare strani incontri o magari che guardando un video apparentemente innocuo si possa rimanere scandalizzati o sconvolti e anche dal fatto che alcuni social network abbiano sconvolto a tal punto le persone da portarle al suicidio». E ancora: «Del web non mi piace che stia diventando sempre più un modo per criticare, offendere e molestare persone anziché un modo per stare in contatto con amici lontani e per riuscire ad aprirsi meglio con le persone. Le agente ha una certa sicurezza sui social network, che non troverebbe nella realtà perciò si concede commenti sgradevoli, critiche pesanti e azioni di bullismo online... tutto ciò è da evitare».
Cosa fare? Quella che manca sembra l’educazione. La Regione, contemporaneamente, prova a rispondere all’emergenza giovanile. Come? Più posti per il servizio civile (diventano 527) e tirocini fino ai 29 anni anziché fino a 24 per i giovani che non studiano e lavorano: in Emilia-Romagna sono 112.000 i cosiddetti «Neet» (Not in Education, Employment or Training) tra i 15 e i 29 anni. Ad oggi, informa viale Aldo Moro, sono 38.472 i giovani che hanno aderito e si sono registrati al Programma Garanzia Giovani in Emilia-Romagna. Di questi giovani, 26.996 sono anche residenti in regione. E chissà che non stacchino, per un po’, gli occhi dal computer. (d.b.)
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