modena
cronaca

Charly, riscoperta della cucina rurale

Alle porte di Pavullo un tuffo nei sapori del passato a cominciare dall’aperitivo... in cantina


08 marzo 2015


Venire alla Tana di Charly è fare davvero un tuffo nei luoghi e nei sapori di una volta, in un angolo di Appennino che sa di oasi di pace pur essendo a due minuti da Pavullo, poco oltre l'aeroporto nella frazione di Querciagrossa. Venendo su dalla via Giardini, si gira a destra poco prima dell'incrocio per Gaiato: non si può sbagliare, perché c'è una bella insegna stile capannina. Il vezzo inglese nasconde in realtà il nome di Carlo Romani, artefice nel 2007 della trasformazione che ha portato una stalla di campagna a diventare una locanda da buongustai.

«All'inizio - racconta - pensavo di fare solo merende e spuntini. Venivo da più di 40 anni di lavoro alla Vecchia Trattoria Romani, qui vicino, e avevo voglia di crearmi un passatempo per l'età della pensione. Ma il successo è stato incredibile: praticamente abbiamo lavorato da subito come un ristorante a tutti gli effetti. Ero partito con l'idea di riposarmi, e invece mi tocca lavorare».

Il noi è rivolto alla squadra di gestione: la moglie Annunziata Crocetta e le figlie Maribel e Melly, nonché il genero Misa Cranea. A confermare la piena atmosfera familiare. Ma quando si viene da Charly non ci si siede subito a tavola. Prima c'è una golosa tappa obbligata nel cuore della tana: la cantina dove lui serve “l'aperitivo” che fa da benvenuto. Qui, sopra a un carro, si trova ogni ben di Dio: dai salumi al pane, le marmellate, le salse, i funghi, gli oli, i formaggi, le verdure... Tutto preparato rigorosamente in casa.

«La maggior parte da noi - spiega - a partire dal pane che cuociamo nel forno a legna in cortile. Quello che prendo da fuori, è tutto scelto da produttori che fanno le cose come una volta, e ho anche delle rarità: questi qua ad esempio sono quattro prosciutti appena arrivati salati con il sale rosa dell'Himalaya. Produzione limitata, ci ho messo un sacco ad averli». Qui si comincia a pizzicare tra una cosa e l'altra «per aprire lo stomaco», come dice Romani: «I bimbi in particolare ci vanno matti, perché possono sbizzarrirsi a piacimento». E solleticato il gusto, si attraversa il cortile per andare nell'ambiente di fronte, dove aspetta la locanda vera e propria, ma prima cade l'occhio sullo splendido forno artigianale e la veranda «dove chi soggiorna può lasciare tranquilli i bambini a giocare. Sì, perché qui abbiamo anche quattro camere per i turisti: delle volte passano degli stranieri diretti in Toscana che si fermano volentieri». Quindi si entra nella sala che trasmette subito aria di casa, pronti per una cucina rurale particolare «che abbina la tradizione modenese con quella abruzzese, perché mia moglie viene da lì» spiega Romani. Cura e qualità altissime, tanto che il locale è entrato praticamente subito nel circuito di Slow Food, annoverando fra i clienti affezionati anche Francesco Guccini.

Daniele Montanari

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