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Festa della donna multiculturale per le immigrate

Festa della donna multiculturale per le immigrate

“Una mano alla città”, l’iniziativa in piazza Redecocca: sorrisi, canti e piatti tipici con le esponenti delle comunità straniere di Modena

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MODENA. Sorrisi, canti e pietanze tipiche. In un’unica parola: accoglienza. Ieri la circoscrizione del Quartiere 1 ha ospitato la festa della donna di “Una mano alla città”. È l’ottava edizione organizzata dall’associazione che ogni anno promuove corsi d’italiano ed educazione civica per stranieri. Oltre cinquanta i partecipanti, provenienti da undici nazioni. Dopo la prima parte di lezione, il registro è cambiato. Merito delle voci di Donatella Korley, Josephine Mante, Bridget Agorsor e Jessy Awuku, in arte “Soul B”. Un quartetto afroitaliano, formato da due ragazze modenesi e da due bolognesi, che ha interpretato tre canzoni gospel e l’Inno di Mameli.

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«È la primissima volta che partecipiamo - ha riconosciuto Donatella - ed è stato davvero un piacere collaborare con loro e con il Comune di Modena». Il gruppo canta insieme da molti anni e ha la musica nel sangue. «Da grande voglio suonare il pianoforte», ha concluso Jessy. Terminato l’inno, è cominciato il banchetto per le festeggiate … e qualche “intruso”. Tra loro, il presidente del Quartiere 1, Franco Maria Tonelli. «È davvero un’iniziativa lodevole», ha commentato assaporando un piatto di frappe. Tra i piatti c’erano torte di ogni tipo, ciambelle e persino un vassoio di cous-cous preparato in casa. I partecipanti ai corsi provengono infatti da diversi Paesi: Marocco, Tunisia, Gambia, Senegal, Uganda, Pakistan, Thailandia, Ungheria, Moldavia, Ucraina e Russia.

Le loro nazioni possono essere in guerra, ma loro mangiano fianco a fianco, accudendo insieme i bimbi e parlando in italiano. «Anche noi festeggiamo questa ricorrenza - ha spiegato Fouzia Choukri, originaria del Magreb - la figura della donna è importante nell’Islam. Nel Corano ci sono diversi versi in cui si spiega il rispetto dell’uomo verso la donna e della donna verso l’uomo, come educare i bambini e la fedeltà. È la terza volta che partecipo a questa festa. Mi trovo bene in questo corso». Ogni anno l’appuntamento si ripete, in date non convenzionali. «Festeggiamo tutte le donne nei giorni in cui ci sono le lezioni - ha spiegato Marika Davolio Bronzato, presidente dell’associazione - così prima completiamo il lavoro nelle classi». Davolio Bronzato ha ringraziato le “Soul B” per la partecipazione («sono ragazze straordinarie, che studiano e s’impegnano»), raccontando di aver ricevuto un “grazie” speciale.

«Erano le sette di sera del 24 dicembre - ha ripreso la presidente - quando mi ha chiamato il vescovo Lanfranchi. Ci conosceva da tempo, eravamo amici se così si può dire, ma sono rimasta a bocca aperta. Aveva letto che le attività stavano andando bene e desiderava rivolgerci i suoi complimenti». L’associazione, aperta alle varie confessioni religiose, è partita con la benedizione di un altro vescovo. «Monsignor Benito Cocchi mi ha chiesto di prendere in mano la situazione - ha ricordato Davolio Bronzato - perché il centro italiano femminile stava andando a rotoli. Il corso è aperto anche agli uomini. Abbiamo un magistrato che insegna la Costituzione. Insegniamo quanto serve per essere italiani veri».

Gabriele Farina

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