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La pizza di Jose Esposito dal sapore acrobatico

di Gabriele Farina
La pizza di Jose Esposito dal sapore acrobatico

Ecco i segreti per una tecnica di alto livello nella competizione che lo ha portato a girare il mondo: «Meno lievito, farina manitoba ed impasto duro: così si vince»

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Avete presente gli Harlem Globetrotters? Sono giocatori americani di pallacanestro che fanno di velocità e spettacolo modi per far divertire il pubblico.

Loro si cimentano con un pallone a spicchi, ma cosa accadrebbe se giocherellassero con una pizza? Lo abbiamo chiesto a Jose Esposito, pizzaiolo acrobatico modenese del Pepperoncino, nell’ambito del concorso PizzAMO.

Anche lui ha girato il mondo per esibirsi e “palleggia” con pane in pasta e lievito da quando ha compiuto quattordici anni. «Mi sono allenato per circa sette mesi - ha raccontato Jose - impegnandomi quasi tutte le notti. All’inizio ho imparato a fare il pizzaiolo, poi a giocare. In entrambi i casi serve la velocità, ma la parte più difficile è quella acrobatica». Mentre parliamo inizia a spiegare qualche trucco: «Il movimento di base è la rotazione del polso. Appreso quello si può fare passare la pizza dietro al collo o sotto le gambe, si può fare la ruota. Un movimento a cui sono molto legato è la ragnatela». Oggi i suoi video sono caricati su YouTube, ma quando ha iniziato c’erano ancora le videocassette. «I miei amici e chi voleva diventare un pizzaiolo acrobatico mi riprendeva e poi rivedeva le Vhs al rallentatore, per studiare meglio i movimenti». Oltre a una buona manualità servono tre “ingredienti”.

«Nella pizza acrobatica occorre meno lievito. Utilizzo poi una farina manitoba, dal valore di forza (W) molto elevato. L’impasto deve essere duro». I maestri di Jose sono stati due: «Alessandro Gullotto e don Ciccio che mi ha fatto crescere». Il secondo all’anagrafe si chiama Francesco Raguso ed è lo zio del pizzaiolo acrobatico. Jose Esposito s’esibito su navi come la Rotterdam-Civitavecchia, in Portogallo (Coimbra), al Pizza Festival di Berlino, alla Fiera di Verona e a diverse feste svoltesi a Ponte Alto.

Nel Paese lusitano ha anche conosciuto la moglie, anche lei pizzaiola acrobatica. «Ho inoltre partecipato a varie gare mondiali: anche se non ho mai vinto è stato bello, ho incontrato pure parecchi amici». Ha iniziato alla pizzeria Barracuda di Spilamberto nel 1991. «Ho lavorato lì a diciotto anni, poi sono entrato in Accademia. Anche lì facevo acrobazie con la pizza. Ho lavorato in Portogallo e in Germania. Sono tornato a Modena, per sette anni ho lavorato a Castelnuovo, poi sono stato due anni al Pepperoncino, tre anni a Bologna e ora ho ripreso da una settimana in viale Trento e Trieste».

La ricetta è sempre la stessa: «Ottimi prodotti, una buona lievitazione della pasta, la giusta temperatura del forno e la pulizia dell’ambiente e del pizzaiolo». Il resto è spettacolo.

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