Malata di Alzheimer, il giudice non si fida
La denuncia di una figlia: «Mi ha chiesto di sedarla e portarla in ufficio perché lei non vuole muoversi»
C’è una figlia che da oltre un anno chiede l’amministratore di sostegno per la mamma malata e c’è un giudice che non transige, non riconosce un certificato sottoscritto da un medico di famiglia, ma soprattutto avrebbe utilizzato frasi sulle quali un figlio non può umanamente soprassedere. Perché per certificare la sindrome, vuole vedere l’anziana e non importa se i dottori sconsigliano vivamente di trasportarla in luoghi a lei sconosciuti: “fatela venire qui sedata”. Ecco la frase incriminata che ha portato Stefania C. a sciogliere ogni riserva e a rivolgersi alla stampa per denunciare un sistema “che non rende giustizia, né a noi figli, ma soprattutto al sistema-Italia e a tutte quelle persone malate di Alzheimer”.
La vicenda ha radici profonde: la mamma di Stefania si ammala 12 anni fa e lentamente si spegne, fino a raggiungere una condizione che richiede un’assistenza continuativa. La figlia si attiva, dedica il proprio tempo al sostegno, ma ad un tratto capisce che per curare ogni minimo interesse della donna diventa necessario ottenere un nullaosta dal tribunale. A febbraio 2014, assistita dall’avvocato Silvia Pinchiorri, inoltra domanda in tribunale per vedersi riconoscere amministratore di sostegno. «Sarebbe servito - spiega Stefania - per ogni piccolo dettaglio quotidiano, dal 730 da compilare alla burocrazia».
Ma la chiamata dal tribunale non arriva e così - denuncia la donna - si scopre che la pratica era stata archiviata in quanto la famiglia non si è presentata all’udienza “e come potevamo andarci, se al mio legale è stata mai comunicata la data di udienza?”. Si torna quindi ad istruire la domanda e nei giorni scorsi si è tenuta - finalmente - l’incontro, che si è concluso in un modo inatteso. «Certo, sono arrabbiata e indignata - sostiene Stefania, che vive a Portile - Quando il giudice ci ha detto che il certificato medico redatto dal dottore non poteva essere accolto e che lei, per certificare la malattia di mia madre, doveva vederla, mi sono sentita svilita. Ho provato a spiegarle che una persona malata di Alzheimer non può essere spostata come del resto spiegano i medici, eppure mi sono sentita rispondere che lei non si sarebbe mai mossa per verificare di persona la malattia. “Non ci sono soldi per recarsi a casa delle persone malate - mi ha detto il giudice - mi porti sua madre qui, anche sedata”. Un atteggiamento scorretto, illegale, che mi ha spinto a denunciare questa situazione». (fd)
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