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Una valanga di terra travolge la strada

di Daniele Montanari
Una valanga di terra travolge la strada

Prignano. Cede il fianco di una collina e di notte finisce sulla Provinciale 23. Lavori d’emergenza e riapertura parziale

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È successo tutto all'improvviso, nel cuore della notte, e poteva avere conseguenze tragiche. Erano circa le 23 di venerdì, quando ad un tratto ha ceduto il fianco della montagna di nuovo a Prignano e di nuovo lungo la provinciale 23 Val Rossenna, dove dieci giorni fa un cedimento proprio sotto a una casa aveva trascinato un albero in piedi in mezzo alla carreggiata. Stavolta è successo circa due chilometri a sud in direzione Gombola, all'altezza del bivio per Morano. Ma il movimento è stato molto più devastante, facendo scendere circa 600 metri cubi di terreno. Una valanga: se fosse passato in quel momento qualcuno in macchina, poteva essere una tragedia come quella che giovedì è costata la vita al 41enne travolto da un masso nel Mugello. Prima sono crollate le piante una dietro l'altra, poi si sono trascinate dietro la terra. È scattato subito l'allarme, con i tecnici del Sevizio viabilità della Provincia giunti dal presidio di Lama Mocogno che hanno disposto immediatamente la chiusura al transito, mentre sopraggiungevano di supporto i vigili del fuoco di Sassuolo. Sono stati momenti drammatici, perché non si sapeva quando il fenomeno si sarebbe arrestato. Poi all'alba è partito l'intervento di taglio e rimozione di tutti gli alberi interessati dalla crisi, quelli crollati in strada e quelli mezzi divelti ancora sul pendio. Quindi è scattata la maxi operazione di rimozione della montagna di terra, con l'arrivo d'urgenza di una ditta specializzata, la Canovi di Lama Mocogno. E proprio il titolare Aldo Canovi, a 75 anni e raffreddato, si è messo alla guida dello scavatore che su una pendenza pazzesca ha dapprima tolto dalla cima la terra smossa, poi è sceso sulla strada per caricare tutto sui camion. «Non c'è niente da fare – hanno commentato i colleghi – resta ancora il miglior scavatorista dell'Appennino quando si tratta di frane, e non lo ferma nessuno». Il lavoro è stato febbrile, per assicurare in serata la riapertura almeno parziale di un'arteria primaria come la Val Rossenna, che raccorda l'Appennino al distretto ceramico. La cosa strana è che la frana è partita senza dare segnali e in un punto dove il terreno non è particolarmente argilloso. Per di più c'erano sopra molte piante a trattenerlo e da due giorni non pioveva. Per questo anche qui, come a Montese, è stata chiamata la Protezione civile per il monitoraggio notturno. Il lavoro di messa in sicurezza sarà completato nella prossime ore.

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