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Così gli alimentari vanno nei rifiuti: lo spreco e la rabbia

Rino Filippin
Così gli alimentari vanno nei rifiuti: lo spreco e la rabbia

Tolti dagli scaffali due giorni prima della data di scadenza potrebbero essere dati ai poveri. «Manca un progetto»

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Ortaggi, latte, yogurt, pane, paste, cioccolatini, affettato: ci finisce ogni ben di Dio nei sacchetti neri della spazzatura che vengono consegnati ai supermercati. Generi alimentari ancora perfettamente commestibili ma che per legge devono essere tolti dagli scaffali. Questo avviene un paio di giorni prima della data di scadenza, un tempo che sarebbe sufficiente a distribuire questo cibo alle persone in difficoltà economiche. Ovviamente ogni supermercato fa del suo meglio per evitare gli sprechi, ma in generale si ammette che bisognerebbe fare qualcosa per eliminare questa assurda situazione in cui c’è gente che fatica a comprarsi da mangiare, mentre grandi quantità di cibo vanno letteralmente buttate. «Purtroppo - dice Debora Negrini, responsabile del supermercato Eurospin sulla Losi - il problema dello spreco di alimentari non è ancora stato risolto. Siamo costretti, per legge, a buttare pane, biscotti, buste d’affettato con un piccolo taglio nella confezione... insomma tutto cibo ottimo e commestibile ancora per alcuni giorni rispetto al momento in cui viene eliminato. Alle associazioni di Carpi che mi hanno contattato per ritirare questi alimentari in scadenza - continua - ho detto che la nostra azienda è molto grande e che devono contattare i nostri responsabili a Verona, ma a quanto pare nulla ancora è stato concluso. Io per prima vorrei che questi enti di carità, magari con il sostegno e la garanzia del Comune, venissero a ritirare gli alimentari in scadenza. Forse il problema principale è che manca un po’ di organizzazione a livello dei gruppi di solidarietà».

Anche al Sigma di via Ugo da Carpi la pensano all’incirca così: «Noi - dice Silvio Trimarchi - ci serviamo di un’azienda che ritira il cibo in scadenza e che lo smaltisce come rifiuto. È chiaro che ci spiace molto, ma la soluzione non è semplice per un’organizzazione commerciale. Saremmo ben lieti di consegnare questa merce alimentare a un’organizzazione riconosciuta che lavora nel campo della solidarietà sociale. Forse servirebbe un ente a livello comunale che gestisce questo tipo di raccolta. Una cosa seria insomma, non vorremmo, infatti, che qualcuno abusasse di certe situazioni, come è accaduto, per riciclare economicamente il cibo consegnato come dono».

«È fisiologico - dice Ilaria Stefanini del Conad di via Colombo - che una minima parte degli alimentari debba essere buttata. Noi per ridurre al massimo il fenomeno facciamo super sconti sui prodotti in scadenza. Per quanto resta a due giorni dalla data finale ci organizziamo per portare delle sporte ad alcune famiglie in difficoltà. Magari ci fosse un ente che ritira con regolarità gli alimentari: sarebbe un sollievo per tutti». Il “fai da te” in questo ambito riguarda anche i Conad di via Galilei, diretto da Anna Rossi, e di via Marx, diretto da Gianni Rinaldi. Entrambi i responsabili si fanno carico di preparare le sporte alimentari da portare a famiglie in difficoltà. Silenzio invece al Lidl dove il responsabile ci rimanda all’ufficio stampa che, avuta la nostra richiesta di informazioni, non ci ha richiamato. Insomma, bisognerebbe che in città nascesse un centro coordinato per eliminare questo odioso spreco di cibo.

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