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Pedroni alfiere a Milano «Promuoverò l’Emilia»

di Serena Arbizzi
Pedroni alfiere a Milano «Promuoverò l’Emilia»

Il celebre oste di Rubbiara e il figlio Giuseppe chiamati a Expo per rappresentare il meglio della nostra produzione tipica. «La formula del successo? Restare uniti»

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NONANTOLA. Era il lontano 1862 quando Giuseppe Pedroni arrivò nelle campagne di Rubbiara da Formigine ottenendo la licenza per aprire un’osteria, con diritto di vitto e stallatico. Da allora, la famiglia Pedroni ha iniziato a rifocillare viandanti, stagionali e carrettieri e il figlio Claudio ottenne nel 1871 la “privativa” del sale e dei tabacchi. Il figlio di Claudio, Cesare, indossò la divisa grigioverde e fu arruolato per combattere durante la prima guerra mondiale, ma al suo ritorno riprese i lavori nell’osteria e nei campi vicini. Nel frattempo, Giuseppe, figlio di Cesare, raccoglieva il testimone dal padre e sulle tavolate, tra una briscola e rigeneranti bicchieri di lambrusco si facevano ipotesi sul futuro della “Patria”. E, intanto, arriva il turno di Italo, figlio di Giuseppe, ancora oggi riconosciuto da anni come mattatore per eccellenza dell’osteria di Rubbiara con il suo personaggio misogino, solo per finta: questa posa, che prevede che gli uomini vengano serviti prima delle donne non interferisce con l’accoglienza calorosa e l’ottima cucina che la famiglia Pedroni propone. Oggi, il figlio di Italo, Giuseppe, per conservare la tradizione anche nel nome di generazione in generazione, porta avanti l’azienda agricola acetaia Pedroni, che avrà l’importantissimo compito di rappresentare l’Italia durante la grande vetrina internazionale dell’Expo.

Giuseppe Pedroni, lei è alla guida dell’azienda agricola che porta il nome della vostra famiglia sta per portare il balsamico tradizionale a Cinecittà…

«Sto partendo per andare a Roma dove, oggi pomeriggio, registrerò un video ritratto dal quale verrà ricavato un ologramma con la mia immagine che verrà proiettato al padiglione Italia all’Expo di Milano. Si tratta di una vetrina alla quale parteciperanno i più importanti nomi dell’enogastronomia italiana».

Il meglio del Belpaese, quindi, e tra questa selezione c’è anche Pedroni. Come siete stati contattati?

«La Regione si è mossa per tempo: lo scorso anno l’ufficio promozione del territorio ci ha segnalati come azienda giovane e meritevole di essere visitata dalla redazione artistica dell’Expo. Nel maggio 2014, precisamente, una troupe è venuta qui e ha realizzato un servizio su di noi, on-line da luglio. In Emilia Romagna siamo sei aziende in tutto, di cui tre modenesi: noi, la Ca’ Lumaco a Zocca e la Arcobaleno di Serramazzoni. Una forma di visibilità che può invogliare i numerosi turisti attesi da tutto il mondo per il grande evento».

Se dovesse riassumere in una parola la vostra filosofia?

«Senza dubbio tradizione. L’aceto balsamico tradizionale rappresenta nella sua vera essenza la capacità di tramandare qualcosa di prezioso, legato al trascorrere del tempo, di padre in figlio. Essere sostenibili significa anche questo: capire che dalla natura si può ottenere la materia prima riproducibile in futuro, attraverso le generazioni. Noi abbiamo il vantaggio, piuttosto raro, di coltivare questa esperienza nello stesso territorio da più di centocinquant’anni. Grazie a mio padre ho appreso delle regole che mi permettono di provare entusiasmo quando lavoro sui tre filari di Trebbiano di Spagna e sui sei ettari di uva da cui si ricavano: Trebbiano, Pignoletto, uva ruggine bianca, alla quale mio padre si attaccò quasi morbosamente, perché gli evocava ricordi d’infanzia, oltre a lambrusco di Sorbara e Salamino. Per fare conoscere ancora di più la nostra storia in vista dell’Expo, poi, stiamo lavorando ad una app, on-line a breve dove, attraverso una sorta di cartone animato, illustriamo in modo approfondito qual è il vero significato dell’aceto balsamico tradizionale».

Esiste una formula per fare sì i benefici dell’Expo si estendano per il nostro territorio anche dopo questa manifestazione mondiale?

«Fare sistema. Promuovere quelle relazioni che il territorio sta mettendo in piedi in vista dell’Expo. Penso al Mef, al Museo della Salumeria di Castelnuovo, il Museo Donelli di Giovanni Giacobazzi o anche al portale MoExpo lanciato dalla Tris. Tutte iniziative che vanno alimentate, curate, e ravvivate con entusiasmo anche dopo i mesi fatidici in cui tutti saremo impegnati a dare il meglio per noi, ma anche per Modena e le sue numerose eccellenze».

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