Progres, l’asta va deserta Cgil: pronti al fallimento
Serramazzoni. Il sindacato: «I lavoratori devono avere oltre 500mila euro» «Che fine ha fatto il materiale ceramico nel piazzale?». Giovedì un incontro
SERRAMAZZONI. Nessun compratore per la Progres. È andata deserta l'asta giudiziaria che doveva sancire il destino del capannone sulla via Giardini al confine tra Pavullo e Serramazzoni (ma ancora in questo territorio) teatro un anno e mezzo fa di una crisi produttiva che fece scalpore. Nel novembre 2013 infatti all'improvviso i 34 dipendenti ricevettero una lettera in cui li si informava della messa in liquidazione della ditta e quindi dell'attivazione della cassa integrazione. Uno choc che provocò una mobilitazione generale, dal mondo sindacale alle associazioni di categoria agli stessi sindaci di Pavullo e Serra che intervennero attivamente per dare una prospettiva lavorativa al personale preso in contropiede. Grazie anche a loro, tutti praticamente trovarono una collocazione alternativa in altre aziende, pur se in diversi casi a tempo determinato. Per questo è stato comunque fondamentale il ricorso agli ammortizzatori sociali, con la contestuale nomina di un commissario liquidatore e l'auspicio di trovare una nuova proprietà. Ma a quasi un anno e mezzo, la speranza si fa sempre più labile. L'asta era relativa alla procedura di concordato preventivo attivata per la Progres spa, la società che tiene le redini di tutto, avendo il controllo della Berzigala srl, che a sua volta ha assorbito i dipendenti della Progres srl quando questa nella primavera 2014 è stata dichiarata fallita. Un quadro gestionale complicato, per cui si attendeva una schiarita finanziaria che non è arrivata, probabilmente anche a causa dell'alto prezzo di partenza: 3,6 milioni a base d'asta. E questo complica ulteriormente il quadro per i dipendenti, che hanno ancora molto da riscuotere: «Circa 530mila euro – spiega Andrea Casagrandi, segretario Cgil Frignano - tra tfr, ferie maturate, mensilità arretrate e altri oneri contributivi a carico dell'azienda. Il quadro si sta facendo sempre più cupo, per questo abbiamo chiesto per giovedì un incontro urgente con gli amministratori delle due società superstiti. L'asta è fallita, e vogliamo delle risposte. Ormai il tempo è scaduto: se ci sono tempistiche certe, bene, altrimenti presenteremo istanza di fallimento in Tribunale anche per queste società». Toni decisi dovuti anche al fatto che da un po' di tempo il piazzale antistante lo stabilimento è completamente sgombro dalle montagne di mattonelle che hanno stazionato per lunghissimi mesi: «Sono state tutte vendute? Allora qualcosa si è incamerato lo stesso – chiosa Casagrandi - e si possono comunque iniziare i pagamenti. Siamo disposti a concedere un mese, non di più».
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