Ordinanza anti-alcol a Modena: «E' inutile, premia soltanto i negozi dei furbetti»
Tra gli esercenti dei luoghi della movida c’è malumore: «C’è chi lo vende comunque e alla fine ci rimettiamo tutti»
Un’ordinanza che non piace. Gli esercenti della zona Gallucci “bocciano” la misura adottata dalla giunta Muzzarelli che limita il consumo di alcolici dalle 20 alle 7. I motivi? Sono diversi. C’è chi pensa che così si favoriscano i “furbetti”, che non rinunciano a venderli. Altri ritengono che non si risolvano i problemi legati al degrado. Infine, ma non da ultimo, la misura rappresenta per gli intervistati un ulteriore ostacolo per l’economia. Sahin Gorape, nel novembre del 2011, è stato picchiato e rapinato perché non voleva vendere una birra. «Non posso vendere gli alcolici - ha detto ieri - però ci sono altri a fianco che lo fanno. Il novanta per cento dei clienti domanda alcol. Se tu non lo puoi vendere a una certa ora loro vanno da un’altra parte. L’ordinanza è molto brutta».
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Il documento era in bella vista davanti all’ingresso, assieme a un cartello che annuncia la presenza di un impianto di videosorveglianza. Oltre all’episodio ricordato, l’esercente bengalese ha avuto vari problemi negli oltre cinque anni di attività. «In questa zona c’è un gruppo di persone che beve ventiquattro ore su ventiquattro - ha aggiunto l’esercente bengalese - sono soprattutto tunisini, marocchini e rumeni, ma c’è anche qualche italiano. Non so dove trovino i soldi. Qualche giorno fa uno ha urinato davanti al mio locale e si è arrabbiato quando gli ho chiesto cosa stava facendo. Quattro giorni fa ho dovuto chiamare la polizia. Mi dicono che li catturano, ma il giorno dopo escono. I poliziotti non sanno cosa fare: è la legge che deve cambiare». «Non faccio asporto per cui l’ordinanza non mi riguarda direttamente - ha commentato il titolare di un ristorante del centro - però sono ostile ai divieti. Trovo assurdo che si faccia una limitazione per alcuni periodi dell’anno. Poi ci sono sempre quelli che se ne fregano e li vendono lo stesso». Anche chi ha lavorato per diversi decenni in zona ha criticato l’ordinanza. «Con la crisi che c’è - commentato Domizio Bachechi, memoria storica dell’ex Osteria Toscana - fare un divieto dalle 20 in poi porta alla chiusura».
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Mentre parlava, Domizio stava caricando l’auto di cimeli storici contenuti nel locale. Niki Lauda e Luciano Pavarotti, tra gli altri, hanno mangiato specialità di carne tra quei tavoli. L’osteria cambierà nome e “cederà” al pesce. «Non chiudiamo per l’ordinanza - ha ripreso Domizio - ma si è passati da un periodo in cui c’era troppa confusione a una fase in cui non passa più nessuno. Non c’è un equilibrio. Vogliamo far morire il commercio?». «Mi vogliono far smettere di lavorare? - ha chiesto Cosimo Lerna, titolare di un’enoteca in via Gallucci - Noi abbiamo una clientela selezionata, che beve magari un prosecco. In ogni caso se uno arriva qui già “bevuto” non gli verso da bere». Anche chi abbassa la saracinesca prima del termine delle 20 è scettico verso l’efficacia dell’ordinanza.
«Chiudo alle 19.30 - ha concluso Tiziana Bedocchi, titolare di un negozio di generi alimentari - ma non capisco il limite dei sei gradi di gradazione alcolica per le attività artigianali. Come se una persona non si possa ubriacare con una semplice birra …».
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