Gazzetta di Modena

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Una medaglia d’oro per don Arrigo e il dottor Moreali

di Patrizia Cantusci
Una medaglia d’oro per don Arrigo e il dottor Moreali

Nonantola. Già 2mila firme per la petizione di don Mucci Appello al Consiglio per sostenere il valore civile dei Giusti

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NONANTOLA. La petizione popolare avviata dal parroco di Bagazzano, don Emanuele Mucci, affinché venga conferita la Medaglia d'Oro al Valor Civile a due personaggi illustri della Resistenza, sfiora le 2mila firme. Anche da fuori regione, in pochi giorni, la mobilitazione è stata massima per il sacerdote don Arrigo Beccari e il dottor Giuseppe Moreali, suo amico fraterno. La petizione è rivolta al consiglio comunale e nello specifico, la medaglia andrà ad essere condivisa con la città di Nonantola affinché se ne fregi il gonfalone del municipio.

Don Emanuele ripercorre con sapienza le tappe della vita dei due concittadini illustri, i quali salvarono la vita a 74 bambini ebrei e non solo. I fatti di Villa Emma furono citati nel processo contro Adolf Eichmann come simbolo di chi salvò con eroismo gli ebrei, ma successivamente varcarono ancora i confini nazionali: nel 1964, infatti, Israele tributò a Don Arrigo e al medico, dottor Moreali, il riconoscimento di “Giusti tra le Nazioni”.

«Il periodo storico che consideriamo - spiega don Emanuele - va dal giorno 8 settembre 1943, con la protezione dei 74 ragazzi ebrei, al 15 settembre 1944, data in cui vengono arrestati e condannati a morte don Arrigo, don Ennio Tardini e don Ivo Silingardi. Il loro arresto segnò l’esacerbarsi di ostilità nei confronti della Chiesa».

Frattanto, in quel lasso di tempo, molti avevano avuta salva la vita. Ebrei anche di altre province, prigionieri inglesi evasi, renitenti alla leva, ricercati, sfollati, bisognosi, fossero pure tedeschi e fascisti. Il segno della riconciliazione già prendeva corpo: «A fine guerra, per promuovere la riconciliazione e il perdono, lo sviluppo culturale e sociale delle popolazioni divenne una priorità per Don Arrigo. La Scuola di avviamento professionale di Rubbiara avrebbe aperto il futuro a tanti giovani nonantolani e così avvenne. Del resto la guerra fratricida rischiava di lasciare brutti segni e, come scrisse Don Arrigo, le vendette potevano essere sanate solo con il perdono e la pacificazione. La medaglia quindi è da considerarsi simbolo delle libertà delle coscienze, dell’ospitalità e della lotta, fra rischi e preghiere costanti».

Con la liberazione di Nonantola nell’aprile 1945, quando la popolazione insorse, fino a tutto il 1946, continuò incessante l’attività di sviluppo e di pacificazione dei due insigni cittadini che oggi don Emanuele ed i firmatari desiderano vengano ricordati. A Nonantola è stata già conferita la Croce di Guerra al Valor Militare per il contributo dato alla Resistenza. Ora l’attesa è tutta centrata su questo doveroso riconoscimento a due figli illustri della città.

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