Una missione speciale dagli States per i segreti dei nostri tortellini
La prestigiosa rivista Forbes ha consacrato la cucina dell’Emilia Romagna come la migliore del mondo Incontro a Modena tra i nostri chef e Gary Walther del Wall Street Journal e poi alla scuola per sfogline
Da quando la prestigiosa rivista statunitense ‘Forbes’ ha decretato che la cucina dell’Emilia Romagna è la più buona del mondo, l’interesse attorno ai nostri prodotti e piatti tipici è aumentato esponenzialmente. Sulla scia di questo entusiasmo, l’Apt h organizzato tre educational tour riguardanti la nostra gastronomia dedicati ad alcuni giornalisti di spicco di importanti testate americani: Wall Street Journal, il New York Times, il Daily News e lo stesso Forbes. L’intenzione è quella di far conoscere meglio il nostro territorio sfruttando l’appeal così affascinante che il nostro cibo ha sugli stranieri.
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I giornalisti yankee se ne andranno a spasso per la nostra regione visitando ristoranti, scuole di cucina, prosciuttifici, caseifici, enoteche ed acetaie. Il primo graditissimo ospite è stato Gary Walther del Wall Street Journal che, dopo essere stato a Bologna, è arrivato in città.
La sua è una vera e propria full immersion nelle capitali del tortellino; in dieci giorni visiterà 13 ristoranti diversi e alcune scuole di sfogline per carpire i segreti della produzione del re incontrastato delle nostre tavole e raccontarli agli oltre 2 milioni di lettori del quotidiano per cui scrive.
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L’appuntamento per la prima degustazione di tortellini è avvenuta al Caffè Concerto dove sei chef del Consorzio Modena a Tavola provenienti dal nostro territorio hanno spiegato le differenze che la propria zona di appartenenza esercita sulla produzione del tortellino.
Antonio Previdi della Trattoria Entrà di Finale Emilia, Massimiliano Sereni della Locanda Corte Albareto di Gaiato di Pavullo, Claudia Ricchi della Antica Trattoria Ponte Guerro di Spilamberto, Giovanni Cuocci de La Lanterna di Diogene di Bomporto, Carlo Gozzi de L’incontro di Carpi e Gianluca Soncini della Trattoria del Campazzo di Nonantola, hanno decantato le qualità del parmigiano invecchiato, del prosciutto stagionato, della farina macinata a pietra e di quant’altro di originale e soprattutto modenese concorresse a far sì che il proprio tortellino avesse proprio quel sapore.
In abbinamento ai tortellini è stata presentata una selezione di Lambrusco nelle tre Doc Sorbara, Salamino di Santa Croce, Grasparossa di Castelvetro, curata da Antonio Previdi, Chef della Trattoria Entrà e da Camillo Favero, giornalista e scrittore esperto di vino. Sempre con il proprio taccuino aperto a fianco al piatto fumante, Walther non si è perso una spiegazione, chiedendo delucidazioni in italiano corretto soprattutto sulla provenienza degli ingredienti.
Una particolarità che l’ha molto attratto è stato il bordo della sfoglia con il pizzo. Ha voluto sapere come mai questo vezzo sulla pasta, con quale attrezzo si producesse e se questa pratica influisse sulla riuscita finale del piatto.
Gli chef pazienti e anche emozionati, si sono seduti a turno a fianco a lui e come durante l’interrogazione dell’esame di maturità, hanno raccontato per filo e segno il procedimento di assemblaggio del tortellino, alcuni sfidando anche leggi della fisica come Carlo Gozzi che ha fatto vedere quando la grandezza delle sue mani fosse in contrasto con la forma minuta e delicata del suo tortellino, poi aneddoti personali come la bella storia famigliare di Claudia Ricchi o l’impegno sociale di Giovanni Cuocchi che lavora con chef che presentano disabilità come la sindrome di Down, la psicosi, la paralisi cerebrale infantile.
Più che soddisfatto, il giornalista a stelle e strisce ha riempito pagine e pagine del suo block-notes e non ha voluto alzarsi da tavola senza aver assaggiato anche il gnocco fritto con il prosciutto. «Excellent!» ha esclamato, pensando di tornare e dedicare magari un altro speciale anche a quest’altro oro di Modena.
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