Gazzetta di Modena

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INTERVISTA A PAOLA AIME

Capire che cosa significa ammalarsi di Parkinson

«Per quasi 30 anni sono stata figlia di una parkinsoniana, ho dovuto “scoprire” molte cose sulla malattia, sulle terapie complementari a quella farmacologica da sola, senza alcun sostegno se non...

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«Per quasi 30 anni sono stata figlia di una parkinsoniana, ho dovuto “scoprire” molte cose sulla malattia, sulle terapie complementari a quella farmacologica da sola, senza alcun sostegno se non mezzora di visita neurologica ogni 6 mesi. Non mi è piaciuto. Ho voluto che altri trovassero una via meno in salita».

Paola Aime è fondatrice e presidente di Ass.ne Parkinson Modena dal 2005, associazione che promuove una cultura del benessere psico-fisico, della solidarietà e dell'integrazione sociale, per migliorare la qualità della vita dei malati di Parkinson e dei loro familiari, attraverso corsi di Attività Fisica Adattata, di Logopedia, Musica e Arteterapia, oltre a momenti informativi con medici specialisti e attività libere di socializzazione. «La partecipazione alle attività non è riservata ai soci, anche se praticamente tutti i partecipanti (ad oggi quasi 80) sono di fatto associati - racconta Paola - Le attività sono condotte a Modena e a Corlo da insegnanti professionisti e supportate da una decina di volontari. Da questo mese proponiamo anche attività motorie in gruppi a numero ridotto per i malati che hanno avuto da poco tempo la prima diagnosi».

L'associazione dal 2014 dispone di una sede propria di proprietà comunale in Via Misley 1, dotata al suo interno di una stanza di stimolazione multisensoriale tipo Snoezelen, realizzata con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena. «Nella stanza, che noi chiamiamo DreamLAN, un facilitatore propone un percorso individuale o al massimo di coppia malato/familiare che ha come scopo, attraverso stimoli olfattivi, visivi, uditivi, tattili, di favorire il contatto con le proprie emozioni positive, ristabilendo uno stato di tranquillità e benessere - spiega Aime - Non esistono protocolli, si lavora in empatia con la persona. Questo progetto, in particolare, si rivolge a tutti secondo il principio del “Curarsi di chi cura”, frase che per noi è diventata un vero e proprio mantra. Riteniamo infatti che oggi sia di fondamentale importanza occuparsi di tutte quelle persone chiamate alla responsabilità della cura. Queste persone quotidianamente sono a contatto con tematiche davvero complesse, si prendono cura degli altri, ma di loro stessi chi se ne occupa? Quando i nostri soci rientrano a casa, quando devono ricoverarsi, se trovano familiari e operatori sereni ne ricevono anche loro un beneficio». Una volta, una persona uscendo dalla stanza ha esclamato: «Nella stanza con quella musica, quelle immagini, a un certo punto ho sentito qualcosa salirmi dentro: la malattia non c’era più». La stanza multisensoriale è l'unica in Regione aperta all'esterno anziché all'interno di una struttura ad uso esclusivo degli ospiti. L’accesso è su appuntamento, una sessione dura dai 30 ai 50 minuti. «È una sfida e una gioia seguire l’evoluzione del nostro progetto globale - conclude Paola - Perseguire una via del volontariato più in linea con i nuovi bisogni, attenta ai cambiamenti sociali in atto». Per info e prenotazioni: 059 233580 - 320 0772580 parkmo@email.it www.parkinsonmodena.it

Laura Solieri

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