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«Casalesi, questa volta Modena non c’è»

«L’inchiesta della Dda di Napoli che ha portato a una retata di arresti per il clan dei casalesi, compresi Nicola e Carmine Schiavone, i figlio di “Sandokan”, non ha avuto propaggini a Modena. È la...

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«L’inchiesta della Dda di Napoli che ha portato a una retata di arresti per il clan dei casalesi, compresi Nicola e Carmine Schiavone, i figlio di “Sandokan”, non ha avuto propaggini a Modena. È la prima volta che succede e questo è un segnale che qualcosa di importante è stato fatto in questi anni». Così il procuratore Lucia Musti in merito all’ “Operazione Spartacus Reset” di ieri che ha visto arresti e perquisizioni in numerose città del nord ma non a Modena, dove pure, come è purtroppo noto, il clan era fortemente radicato.

Lo stesso Nicola Schiavone ha abitato per sette mesi a Modena in un appartamento di via Fratelli Rosselli e considerava il nostro territorio una sua base d’azione e di “affari”. Qui uomini legati a suo padre hanno compiuto estorsioni in night club, locali, attività, come testimoniano i numerosi processi terminati o in corso che ha istruito la Dda di Bologna con la Procura di Modena. A Nonantola il “giro “ di un altro pezzo grosso dei casalesi, Alfonso Perrone detto ’O Pazzo (oggi avviato a diventare collaboratore di giustizia e rivelatore di episodi gravissimi finora sconosciuti) aveva creato una specie di centro nevralgico attorno alla villa in cui abitava. Qui era stato creato un punto di raccordo tra vari clan che lavoravano assieme: Schiavone, Zagaria e Diana.

Insomma, come ha giustamente ricordato il procuratore Musti, dopo anni di indagini, arresti e processi, ora Modena pare “ripulita”. Almeno per quanto riguarda questi clan.

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