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«Don Panini aggredì Paola sapendo che così moriva»

di Carlo Gregori
«Don Panini aggredì Paola sapendo che così moriva»

Vignola. Le motivazioni dell’Appello bis che hanno aumentato la condanna: l’ex parroco diede pugni nella gola dell’amica consapevole che poteva ucciderla

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VIGNOLA. Don Giorgio Panini ha colpito alla gola Paola Bergamini dopo aver ucciso il marito Sergio Manfredini e lo ha fatto dandole probabilmente dei pugni e non delle coltellate, come era apparso subito. Non solo: don Giorgio ha agito sapendo che in quella circostanza poteva ucciderla e ha continuato. Per questo i giudici della Corte d’Assise d’Appello bis hanno portato la pena dai 10 anni e 8 mesi della precedente condanna di secondo grado a 17 anni e 4 mesi complessivi, tenuto conto delle equivalenti e delle attenuanti. È quanto emerge dalle complesse motivazioni depositate dalla Corte d’Assise d’Appello di Bologna in merito a questa nuova sentenza, conseguente alla decisione della Corte di Cassazione di rifare il processo di secondo grado.

Al centro dell’udienza, secondo quanto disposto dalla Suprema Corte, c’era proprio il controverso punto dell’aggressione a Paola Bergamini. Quello che in primo grado, davanti al gup Domenico Truppa, era parso chiaramente un tentato omicidio, in secondo grado era stato considerato un atto che aveva provocato lesioni gravissime: di qui la diminuzione della pena rispetto ai venti anni iniziali che comprendevano già lo sconto di un terzo della pena. Ora i giudici dell’appello bis hanno invece considerato quell’aggressione un “dolo alternativo”. Ovvero hanno considerato che in quella precisa circostanza, dopo aver ucciso l’amico e ospite Sergio, don Giorgio abbia aggredito la moglie Paola trovandosi in una circostanza tale da accettare il rischio di arrivare a ucciderla. Quel colpo alla gola che ha spostato la carotide e anche i successivi non sarebbero stati inferti da una arma ma da pugni, una nuova interpretazione. Poi nella motivazione una lunga parte è riservata alla discussione considerando le attenuanti e le equivalenti, tenuto conto del risarcimento compiuto autonomamente prima del processo.

E ora? Teoricamente, spiega il suo difensore, l’avvocato Domenico Giovanardi, don Panini potrebbe continuare con un ricorso in Cassazione. Ha tempo fino alla fine di maggio per decidere. Ma il suo orientamento, fino ai giorni scorsi, era di chiudere qui la vicenda giudiziaria e scontare la pena in carcere. Attualmente è in custodia cautelare rinchiuso nel carcere di Reggio. È in cella con altri detenuti.

Quanto al suo stato di uomo di Chiesa, fin dall’inizio si è autosospeso dalle attività sacerdotali, ma la Curia tratterà il suo caso solo quando la condanna sarà definitiva.

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