Timbri di Gerrini nella sede di Bianchini
Inchiesta Aemilia. Nella perquisizione a San Felice sequestrati i sigilli del Comune di Finale e del capo dei Lavori Pubblici
SAN FELICE. Cosa ci facessero dei timbri del Comune di Finale e dell’ufficio Lavori Pubblici negli uffici della Bianchini Costruzioni dovranno eventualmente accertarlo gli investigatori. Ma durante la perquisizione, avvenuta nei giorni successivi all’operazione “Aemilia”, sono spuntati elementi che potrebbero confermare la tesi iniziale che ha poi portato all’arresto di Giulio Gerrini, ossia il “rapporto di preferenzialità” tra il tecnico comunale e l’imprenditore Augusto Bianchini.
Nell’ordinanza di arresto, infatti, è più volte annotato come il geometra abbia ottenuto un profitto - quantificato in 112mila euro - dalle progettazioni post sisma e di come si ipotizzi che talvolta la progettazione venisse affidata ad esterni. Tra questi vi è un collaboratore di Bianchini, con il quale Gerrini effettua l’ormai famoso sopralluogo al palazzo dell’antiquario di via Trento Trieste in vista di un’abbattimento - mai realizzato - che Gerrini vorrebbe proporre alla Bianchini.
«Gerrini - scrive il giudice nell’ordinanza di arresto - non solo si stava adoperando per far sì che le future opere venissero assegnate alla Bianchini, ma stava incaricando i collaboratori della medesima ditta di redigere il relativo progetto, che il suo Ufficio avrebbe poi avanzato per l'approvazione. Si tratta, all’evidenza, di una prassi inconsueta e irregolare: la progettazione dell’opera da parte di uno studio collegato ad una ditta aspirante concorrente, andrebbe ovviamente infatti ad avvantaggiare a priori la ditta stessa che, conoscendo in anticipo i lavori da eseguire e avendo materialmente redatto il progetto, potrebbe ovviamente proporre maggiori ribassi in sede di gara. Secondo l’impostazione dell’accusa, in ciò va individuata la dinamica del profitto ingiusto acquisito dal Gerrini. Per aggiudicarsi l’opera, la Bianchini avrebbe dovuto fornire il relativo progetto, che Gerrini avrebbe poi “fatto proprio” e portato in valutazione per l’approvazione. L’appalto sarebbe stato poi affidato alla Bianchini Costruzioni, perfezionando in tal modo il do ut des tra imprenditore e funzionario». L’impresa sanfeliciana avrebbe incassato i soldi del lavoro e il tecnico comunale avrebbe ottenuto come premio il 2% secondo quanto stabilito dalla legge Merloni.
Ecco allora che la presenza dei timbri del Comune di Finale trovati nell’ufficio della Bianchini potrebbero essere collegati al sistema. Va comunque detto che ai due arrestati quel sospetto ritrovamento non è stato ancora contestato e quindi resta finora soltanto una “strana coincidenza”. Come abbiano fatto quei timbri a finire a San Felice ancora non è chiaro (furto o smarrimento pilotato le ipotesi al vaglio), ma a questo punto potrebbe anche prepararsi una sfida a colpi di perizie grafiche e calligrafiche sugli atti sottoscritti dall’ufficio Lavori Pubblici.
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