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«Il centro storico resta deserto»

«Il centro storico resta deserto»

Parlano i commercianti che hanno attività aperte: «Portate qui il mercato»

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SAN FELICE. Ogni commerciante del centro storico di San Felice ha una storia dolorosa a causa del terremoto. Eppure ciascuno ha deciso con determinazione di non gettare la spugna, anzi, grazie a loro il cuore pulsante del paese prova a ripartire.

«Siamo rimasti nove mesi in un container dislocato fuori dal centro storico – racconta Paolo Aragone dei generi alimentari Giberti di via Mazzini, ditta storica aperta dal 1873 – Poi siamo rientrati nonostante i danni riportati sia al negozio, sia all’abitazione, che si trova sopra il punto vendita. In tutto, avremo riportato 600mila euro di danni e una parte ci è già stata risarcita. Il resto abbiamo dovuto mettercelo noi, attingendo dai nostri risparmi».

Pochi metri più in là, Maria Rosa Bellodi de “Il fotografo” parla con il cuore in mano quando spiega dei difficili giorni del dopo terremoto. «Abbiamo lavorato 24 ore su 24, sette giorni su sette. Con grande difficoltà perché i matrimoni e servizi fotografici richiesti son ben pochi - dice Rosa – senza contare alle difficoltà note del settore, legate al fatto che esiste tanto abusivismo nel campo della fotografia. Per quanto riguarda il risarcimento danni da sisma, abbiamo ricevuto un fondo legato alla delocalizzazione di 12mila euro tassati. Eppure abbiamo deciso di crederci, malgrado in questa via ora abitino soltanto 9 persone… A volte, la sera, abbiamo paura della criminalità e c’è bisogno di una pacca sulla spalla. L’amministrazione deve credere di più in noi».

Moreno e Monica Romagnoli del forno Fior di Pane si sentono abbandonati. «Dicono che ci vorranno dieci anni per la ricostruzione, noi siamo rientrati due mesi dopo in un contesto non esattamente incoraggiante: via Ferraresi non sappiamo se e quando verrà riaperta – raccontano i Romagnoli – Abbiamo chiesto diverse volte un mercato che portasse passeggio anche qui, almeno il lunedì o il venerdì servirebbe che i banchi ora sulla circonvallazione si spostassero in centro».

Anna Maria Ferrarini della lavanderia Rinnova è rientrata subito «quando è stata riaperta la zona rossa e sono stata piuttosto fortunata dal punto di vista dei danni».

È andata meno bene a Giuseppe Michelini, titolare da 35 anni del bar Crizia. «Con la creazione di Ricommerciamo si è insinuata una dispersione delle attività commerciali – racconta Giuseppe – E noi abbiamo dimezzato il lavoro: da quattro persone siamo rimaste in due». (s.a.)

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