Gazzetta di Modena

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Narcotraffico e racket ora abitano qui

di Marcello Radighieri
Narcotraffico e racket ora abitano qui

L’ “Operazione Aemilia” è solo il caso più eclatante. Riciclaggio, lavoro nero, usura, estorsioni: ormai non manca nulla

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Un'organizzazione dedita al traffico di rifiuti speciali verso l'Africa che si riparava dietro un paio d'Onlus. Un terzetto che dichiarava di appartenere al clan dei Casalesi, imponeva un tasso d'usura del 30% e, non contento, sequestrava un imprenditore. Confische "ai danni" di un pregiudicato di origini pugliesi da parte della Dia di Bologna, per un totale di cinque milioni di euro. Il tutto nel bel mezzo della provincia modenese.

Sono solo alcuni degli esempi riportati nel "Mosaico di mafie e antimafia, il dossier 2014/2015 realizzato dalla fondazione Libera Informazione e voluto dall'Assemblea legislativa della Regione. Un volume di oltre 200 pagine - giunto ormai alla sua terza edizione - che raccoglie in numeri del radicamento e racconta l'evoluzione del fenomeno mafioso in Emilia Romagna. Un "valido strumento di conoscenza" delle strategie messe in campo dalla criminalità organizzata che quest'anno acquista, se possibile, ancora più rilevanza. L'intero dossier, infatti, è segnato da quello che Santo Della Volpe, presidente di Libera Informazione, definisce come "un brusco risveglio". Ovvero, dall'inchiesta "Aemilia", quel "terremoto di nome 'Ndrangheta" che, alla fine di gennaio, ha portato all'arresto di oltre 160 persone. Un evento che per tanti ha rappresentato un'"amara sorpresa", la "prova definitiva" della presenza delle 'ndrine calabresi sul nostro territorio. Presenza che, però, era già stata segnalata più e più volte da inchieste giornalistiche e dalle denunce di enti e associazioni - in primis dal dossier 2013, intitolato non a caso "L'altra 'ndrangheta in Emilia Romagna".

«Ciò che registriamo ora - spiega Della Volpe - è un consolidamento di presenze nei settori più tradizionali della criminalità organizzata e un avanzamento in settori economici nuovi e importanti». Il dossier propone infatti un monitoraggio ad ampio spettro, fotografando i vari "settori di interessi" della criminalità organizzata, partendo dalle attività di contrasto al fenomeno. Un quadro che di certo non concede sconti a Modena e provincia.

Innanzitutto il narcotraffico, settore di certo non nuovo per la criminalità organizzata. Solo a Modena, nel 2013, sono state ben 181 le operazioni antidroga, in significativo aumento rispetto all'annata precedente - quando il totale si era fermato a quota 115. A livello regionale la nostra provincia conquista una non agognata medaglia di bronzo, posizionandosi alle spalle di Bologna e Ravenna, mentre è quarta se si guarda ai volumi sequestrati. Alla fine dell'anno si peseranno 88 chilogrammi di stupefacenti: cannabis, soprattutto, ma anche cocaina ed eroina.

LA "PORTA GIREVOLE" Anche le pratiche dell'estorsioni e dell'usura figurano nei curriculum mafiosi da tempo immemore. Nelle regioni meridionali il racket è "lo strumento utilizzato per imporre il controllo del territorio". E, a giudicare dai numeri, anche la nostra provincia ne è tutt'altro che esente. Nel 2012, secondo l'Istat, Modena è stata teatro di 49 delitti estorsivi denunciati dalle forze dell'ordine alla magistratura. "Un ulteriore elemento di analisi per inquadrare il fenomeno - si legge poi nel dossier - è quello dei "reati spia"". Reati, cioè, non direttamente collegati alla condotta mafiosa, ma che fungono da "cornice intimidatoria". Il procuratore capo Lucia Musti li ha descritti come "campanelli importantissimi". Nella categoria rientrano a pieno titolo anche i cinquanta episodi di danneggiamenti seguiti ad incendio registrati a Modena e provincia nel 2012.

Ancora, nella lista degli strumenti tradizionalmente utilizzati dalle mafie per invadere l'economia sana non può non essere citato il "riciclaggio". Una pratica difficile da individuare e monitorare, tanto che, per avere un'idea del fenomeno su scala provinciale, bisogna affidarsi alle segnalazioni di operazioni finanziarie sospette trasmesse all'Unità di Informazione Finanziaria della Banca d'Italia. A Modena il conteggio di questi Sos si ferma a quota 713, facendo segnare un calo del 20% rispetto al 2012. Ovviamente, si preoccupa di sottolineare il dossier, "non tutte le segnalazioni finanziarie sospette sono effettivamente riconducibili ad attività di riciclaggio di denaro sporco".

LE ECOMAFIE. Anche in campo ambientale, l'illegalità ha ormai messo più di un piede in regione. Secondo i dati forniti da Legambiente e relativi al solo 2013, Modena è protagonista nel traffico di rifiuti con ben 27 infrazioni accertate - quasi 80 se si allarga il campo all'ultimo triennio. Numeri che vanno di pari passo con le denunce piovute tra gli addetti ai lavori del ciclo del cemento - più di una trentina.

LAVORO NERO. Il lavoro sommerso, l'evasione fiscale e il mancato rispetto della normativa in materia di sicurezza non rientrano certo nella lista dei "classici" reati di stampo mafioso. Tuttavia, spiega ancora il dossier, possono essere annoverati come "atteggiamenti utilizzati dalle organizzazioni criminali per ottenere un "vantaggio competitivo". Sempre nel 2013, secondo i dati del Ministero del Lavoro, sono stati riscontrati 659 illeciti, per un totale di 1500 dipendenti irregolari e poco meno di tre milioni di imponibile evaso. Nel corso delle ispezioni, poi, sono stati individuati 27 lavoratori irregolari.

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