“Store” saccheggiati: otto arresti a Modena
Sgominata banda moldava specializzata in maxicolpi, compresi Mediaword di Grandemilia e Pittarello
«Operazioni seriali con modalità sempre identiche e in stile quasi militare». Questa la definizione che la Procura di Cremona dà dei maxi-colpi compiuti da una banda di moldavi ai danni di Mediaworld e altri centri vendita di primo piano nel Nord Italia che ieri ha portato, su ordine del gip di Cremona, a tredici arresti e in tutto venti indagati (gli altri sono in Moldavia e quindi verranno avviate le rogatorie internazionali)nell’inchiesta condotta dai carabinieri. A Modena la banda aveva svuotato il magazzino Mediaworld con un colpo clamoroso che aveva “spazzato via” tutto il materiale Apple prima di Natale per un valore di più di 200mila euro e un colpo fallito a Pittarello Rosso, negozio di scarpe. Gli arresti sono stati eseguiti dai carabinieri nelle province di Modena (compagnie di Modena e di Carpi), Brescia, Mantova, Parma, Reggio. In manette sono finiti 10 uomini e 3 donne. Della banda, sei abitavano a Carpi e due a Modena. Ecco l’elenco degli arrestati ieri: Andrei Grosu detto Kleva, ritenuto vicecapo della banda, 30 anni, residente a Carpi in via Praga 11; Oleg Shuarenko detto Suhoi, 26enne, residente nello stesso edificio; Cezarica Vlase, detto Cesar, 34 anni, rumeno, residente a Carpi in via Doria 16, Marcel Druga, 36 anni, residente a Carpi in via Vico 6; Sorin Vasile, detto Galben, residente a Carpi in via Lunga 72; Dorin Musteata, residente a Carpi in via Festasio 12; Fabian Dusu, 23 anni, residente a Modena in via Cagliari 52 e Vasilina Botnari, moglie di Andrei Grosu e con lui residente.
Il capo della banda era Vasile Savin, 29enne, e abitava a Viadana. Lì si tenevano le riunioni della banda per decidere obiettivi, percorsi, tempi, modalità e gruppo di azione. In alternativa, le riunioni si spostavano a casa di Grosu a Carpi. I vertici della banda, secondo quanto hanno ricostruito dalla Procura cremonese, prendevano di mira solo grossi punti vendita, possibilmente con un “brand”. Il loro bersaglio fisso era Mediaworld. In questo modo nel corso del 2013 e all’inizio del 2014 hanno compiuto almeno dodici colpi da Rovigo ad Asti. Ovviamente senza dimenticare Modena. Il giorno prescelto, la banda entrava in azione come un commando. I contatti erano mantenuti col telefono ma anche con skype e soprattutto con i messaggi Facebook scritti in cirillico e a volte in russo per confondere le acque.
A Modena, come detto, sono due i colpi. Uno clamoroso riuscito e uno fallito. Il primo è stato quello al magazzino di Mediaworld, accanto al Grandemilia, alle 3 di notte del 6 dicembre 2013. È stata una razzia in grande stile: tagliate le inferriate di una finestra, i ladri hanno preso di mira tutto il materiale Apple - iPad, iPhone e computer - pronto per le vendite di Natale. Merce imballata e sigillata per 208mila euro. Tutto sparito. L’indagine si presentava difficile. Poco dopo - il 22 gennaio 2014 - un altro colpo misterioso, fallito, al punto vendita di calzature Pittarello Rosso. Stessa tecnica: vetro rotto, ingresso nell’ufficio contabile e picconate alla centralina di allarme. Ma qualcosa in quel caso è andato storto. I carabinieri sono intervenuti in tempo e i ladri sono scappati a ani vuote. La fine di questi maxicolpi seriali è arrivata quando i carabinieri hanno iniziato a stringere il cerchio intorno a una serie di indizi raccolti a partire dal primo colpo indagato, avvenuto il 26 settembre 2013 al Mediaworld di Gredasco Pieve Delmona a Cremona (di qui, l’indagine della procura lombarda). Da oggi, via a interrogatori e convalide.
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