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Aggregazioni fra Popolari: torna l’ipotesi Bper-Bpm

di Stefano Turcato
Aggregazioni fra Popolari: torna l’ipotesi Bper-Bpm

La riforma voluta dal governo sta accelerando l’attività per favorire le unioni come accade anche per Vicenza-Veneto Banca e per il Banco Popolare

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Chiamiamoli abboccamenti già in corso, incontri, sondaggi, primi confronti di posizioni, analisi preliminari, potremmo andare avanti in eterno ma la sostanza non cambierebbe: nel mondo delle banche popolari è in atto un processo ineluttabile che nei prossimi mesi porterà a concretizzare importanti aggregazioni, unioni che potranno condurre alla creazione di grandi istituti di credito ai vertici in Italia e in posizioni di preminenza in ambito europea.

E a questo processo non sfugge ovviamente Banca Popolare dell’Emilia Romagna.

In questo senso, fra inevitabili smentite, voci e indiscrezioni sempre più insistenti, si innesta l’ipotesi della possibile aggregazione fra Bper e Bpm, la Banca Popolare di Milano ora guidata dall’ex ministro Piero Giarda, presidente del Consiglio di sorveglianza.

Il contesto in cui l’ipotesi sta maturando è noto. Da una parte la riforma delle banche popolari voluta dal governo Renzi che si sta concretizzando: ieri la conversione in legge è stata approvata alla Camera e ora passerà all’esame del Senato. Dall’altra il timore, più che mai fondato, da parte delle principali banche popolari di offrire il destro, proprio in virtù della riforma imposta per decreto legge, a probabili scalate di potere dei grandi Fondi di investimento stranieri. Scalate che diventerebbero realistiche dopo la trasformazione delle attuali Popolari da cooperative a società per azioni con l’eliminazione del voto capitario. Il possibile compromesso, in una certa misura sostenuto anche dalla stessa Assopopolari del presidente Ettore Caselli, è determinato da un tetto del 5% nel diritto di voto, indipendentemente dal capitale controllato e come già avviene in Unicredit. Ieri alla Camera questa norma è passata ma con un limite temporale di due anni e dunque resta da chiarire cosa potrà avvenire successivamente a questa scadenza.

La stessa Assopopolari per ora non ha dato l’impressione di essere sufficientemente granitica e determinata nell’opporsi al decreto del governo e anche questo avvalora la tesi di chi sostiene in maniera sempre più convinta che le maggiori Popolari sarebbero in ogni caso ormai orientate a percorrere la strada che conduce a grandi aggregazioni per farsi trovare pronte ad affrontare un mercato bancario destinato a mutare ulteriormente. Ecco allora che prende corpo in modo sempre più evidente la possibile aggregazione fra banche non quotate, e per questo con valutazioni non rispondenti alla realtà del mercato, quali Popolare di Vicenza e Veneto Banca. In più un grande gruppo come Banco Popolare, che controlla anche il modenese Banco S.Geminiano e S.Prospero, si è già chiaramente autocandidato come polo di aggregazione di istituti popolari. E al tempo stesso è già avviata l’attività, che potremmo definire “diplomatica”, per la possibile aggregazione fra Banca Popolare dell’Emilia Romagna e Popolare di Milano con abboccamenti, incontri e quello che segue. Su tutto questo non sussistono dubbi perché è innegabile che si stia lavorando sull’analisi dell’ipotesi di unione con Milano: ovvio che è davvero troppo presto per affermare che si arriverà felicemente a conclusione. Va però sottolineato che osservatori autorevoli ritengono altamente probabile che il matrimonio “s’ha da fare”.

E per ora ci si concentra sulla riforma delle Popolari e sulle sue prime conseguenze.

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