Guccini "conduttore" della Hit Parade
Da oggi e per tre week end il cantautore svela la playlist della sua vita e racconta di aneddoti e curiosità della sua lunga carriera
MODENA. Da oggi, per tre weekend, il sabato e la domenica alle 13, Francesco Guccini sarà protagonista di “Hit Parade”, il programma di Rai Radio2 in cui gli artisti svelano le “playlist” della propria vita. Guccini, a Radio2, condividerà con gli ascoltatori le sue canzoni più amate e la musica internazionale che ha segnato la sua vita e la sua carriera di musicista e poeta.
La playlist gucciniana che si potrà ascoltare su “Hit Parade” rappresenta un periodo storico di grandi fermenti e cambiamenti e mischia classici italiani ad autori internazionali: da Enzo Jannacci e Fausto Amodei ai Platters, da Jacques Brel a Elvis Presley, dai Beatles a Bob Dylan. E poi, ovviamente, una selezione delle sue composizioni, dalla famosissima “Avvelenata” a brani meno noti come “I fichi”.
A “Hit Parade”, non mancheranno degli aneddoti esclusivi che Guccini racconterà agli ascoltatori di Radio2: «ho scritto “la Locomotiva” di getto, in una ventina di minuti, e mentre scrivevo una strofa, prendevo appunti ai margini del foglio per le strofe successive perché mi venivano le rime, gli argomenti. Finita la canzone, mi sono reso conto che mancava un'introduzione. Quindi la prima strofa e' stata l'ultima che ho scritto».
Il cantautore ricorderà poi i primi passi da musicista: «da giovane ascoltavo il jazz, ma era troppo difficile suonarlo. Bisognava essere bravi e noi eravamo dei cialtronacci, la nostra musica era il rock&roll che aveva quattro accordi al massimo. Fu il rock&roll a spingermi a suonare la chitarra, che mi feci costruire da un falegname di Porretta, tale Celestino Venturi, che ogni tanto sento ancora. Arrivai a casa, in montagna, e alla fine del primo pomeriggio sapevo già suonare Rock around the clock e Only You».
Nel corso delle puntate, infine, Guccini rivelerà anche un episodio legato alla sua carriera di giornalista musicale: «ho conosciuto fugacemente Chat Baker, quando facevo il cronista alla Gazzetta di Modena. Andai a sentire un suo concerto e lo intervistai. Gli feci fare l'autografo sul mio tesserino da giornalista. A quei tempi Chat era già un po' svanito e quando firmava gli autografi diceva “Whose pen is this ?” .
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
