Landini: Maserati? Le decisioni non si prendono in Italia
Il segretario generale della Fiom Cgil, al Forum Monzani all’assemblea del sindacato, su governo, jobs act e anche sul futuro dell’azienda modenese
MODENA. «Sono tutte decisioni che non si prendono in Italia perché adesso la testa del nuovo gruppo è a Detroit e, come è noto, Detroit non ha discusso con nessuno». Così il segretario nazionale della Fiom, Maurizio Landini, ha risposto a chi gli chiedeva un commento sulle preoccupazioni per un eventuale spostamento della produzione della Maserati all’estero, intervenendo all’assemblea del sindacato al Forum Monzani. «Non dico - ha aggiunto ancora Landini sempre sul tema Maserati - che il nuovo gruppo non ha parlato con Fiom, ma neanche con i sindacati che hanno firmato i loro accordi e nemmeno con il governo. Quelle che sono le scelte sbagliate del gruppo dovrebbero essere soggette ad una discussione e ad un confronto - ha detto ancora - le perplessità e le preoccupazioni è giusto averle perché oggi non c’è chiarezza, per la prima volta c’è una ripresa di investimenti e questo è positivo, ma ad oggi garanzie non ce ne sono per nessuno. L’unico stabilimento che sta lavorando a tempo pieno è quello di Melfi e quello della Ferrari, per gli altri stabilimenti italiani siamo in presenza di molta cassa integrazione e di mancanza di chiarezza».
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Landini, in precedenza, intervenendo davanti all’assemblea dei direttivi Fiom dell’Emilia Romagna aveva attaccato il governo affermando che «Se il governo gioca a 360 gradi, da Berlusconi alla Fiom, in maniera spregiudicata, occorre costruire una vasta alleanza». Parlando della necessità di dare vita a quella che ha più volte definito una «coalizione sociale», il leader della Fiom ha sottolineato che «il governo una coalizione sociale con Confindustria l'ha già fatta». Quindi, ha argomentato ancora riferendosi anche al sindacato, se non si fa qualcosa «vedo la prospettiva della fine del sindacato confederale. Non si può resistere e basta - ha concluso - si deve mettere in campo una strategia che contrasti questo quadro».
Chiudendo il suo intervento ai direttivi Landini ha poi precisato che «il nostro problema non è fare un partito politico ma riaprire la rappresentanza politica del lavoro che non c'è: oggi c'è la rappresentanza politica dell'impresa». Secondo il segretario generale della Fiom, ancora, di fronte al governo «una partita così la vinci se costruisci una maggioranza e una pratica sociale luogo di lavoro per luogo di lavoro, territorio per territorio. È l'unico modo, non solo, per tenere aperta la partita ma - ha concluso - per provare a portare avanti questa battaglia».
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«Bisogna smettere di raccontare delle balle - ha detto ancora - dobbiamo partire dal quadro di questi 7 anni, di quanti posti di lavoro si sono persi e quante aziende hanno già chiuso»: ha detto a chi gli chiedeva un commento sul jobs act messo a punto dal governo e se con questo si possano creare nuovi posti di lavoro. «Siccome abbiamo perso quasi il 25% di produzione e milioni di posti - ha detto ancora
Landini - se qualcuno riprende a fare qualche assunzione bene, ma se si vuole creare lavoro bisogna cambiare molto. Di aziende che faranno assunzioni, perché sono pagate con i nostri soldi - ha spiegato ancora il sindacalista - penso che ce ne saranno tante. Penso che le aziende utilizzeranno questo strumento. Lo pagheremo noi, il problema vero - ha concluso riferendosi ai quei lavoratori che vengono assunti con i contratti a tutele crescenti - è che abbiano gli stessi diritti degli altri e non siano licenziabili».
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