Saccheggio all’Università: recuperati tutti i computer
Grazie ad una impronta digitale e alla traccia di una pedata la polizia in tre giorni è risalita ad un 46enne denunciato assieme a un cliente. Trovati pc del Sigonio
Una impronta digitale, solo quella in mezzo alle migliaia che vi erano in giro, e poi la suola delle scarpe, l’impronta dei calci sferrati contro le porte antipanico o contro quelle dei vari uffici che furono ripuliti. Il presunto ladro, poi denunciato per ricettazione, e un cliente sono stati scoperti dagli investigatori della polizia di Stato: in tre giorni la Mobile e la Scientifica hanno chiuso il cerchio sul colpo effettuato all’Università in via Campi e sono riusciti a recuperare tutta la refurtiva, una ventina di computer. Non solo, all’appello sono risultati presenti anche un computer rubato al liceo Sigonio e un altro preso in una scuola di via Tamburini.
Una operazione rapida, sinergica e soprattutto fruttuosa, in stile telefilm americano. Il colpo non era certo passato inosservato.
I ladri, almeno due secondo le tracce, hanno potuto agire indisturbati poichè non ci sono telecamere nè sistemi d’allarme: domenica notte hanno forzato con piedi di porco e pio sfondato a calci le porte antipanico che proteggono lo stabile in via Campi per poi iniziare a saccheggiare aule e uffici del dipartimento di scienze della vita dell’Università degli studi di Modena e Reggio, nell’edificio degli istituti biologici di via Campi 287. Tre piani in cui i ladri hanno rotto porte e armadi di uffici elaboratori rubando proiettori, tablet e soprattutto pc portatili, alcuni con materiale di lavoro molto prezioso. Non solo, ormai che c’erano i ladri scassinarono, smontando e spaccando, anche alcune macchinette che distribuiscono caffè, bibite e merende prendendo le monete. Le lezioni furono sospese, iniziarono la conta dei danni e le indagini di Mobile e Scientifica. Gli esperti “imbiancarono” con le loro polverine parecchie zone e dopo vari tentativi, nella marea di tracce inutili, ecco che spuntò una impronta, lasciata su un oggetto specifico e in un luogo particolare, che si è rivelata fondamentale. Anche una traccia della scarpata su una porta divenne altrettanto utile. Gli agenti fecero il confronto con la banca dati e in brave la polizia ha un nome e un indirizzo. È quello di un italiano di 46 anni, vecchia conoscenza per essere stato arrestato dopo aver scassinato le macchinette al’interno della sede della Provincia e per aver colpito anche all’interno della Villa d’Oro. Ottenuto d’urgenza il nulla osta alla perquisizione dell’abitazione dell’uomo in centro storico, dopo ore di appostamenti il 46enne finisce in trappola. In casa oltre ai piedi di porco 12 pc, tablet, buoni pasto dell’Università. Anche un cliente, un marocchino 40enne, viene bloccato e vengono recuperati altri 8 pc. I due sono stati denunciati per ricettazione.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
