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TRA I RAGAZZI PRIMA DI SALIRE IN TRENO

«Speriamo di essere all’altezza»

«Speriamo di essere all’altezza»

Emozione ma anche timore nell’affrontare un’esperienza forte

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FOSSOLI. «Spero di essere all’altezza». Una frase, pronunciata da una giovane, che spiega bene il mix di aspettative che accompagna i giovani in queste ore di avvicinamento alla Polonia. «Spero di emozionarmi», ha detto Gaia Bossetti, studentessa del Fermi.

«Si parte con la testa vuota, quando sarò lì vedrò come reagire», ha aggiunto Alessandro Zanni. «In Polonia prenderemo atto», ha confermato Elena Maria Cricchio. Anche loro sono studenti del Fermi, come Giada Aleotti: «Abbiamo studiato i lager e i gulag, ma sarà un’esperienza forte». «Sarà una bella esperienza», ha concordato Gianluca Malavolta, studente dello Zanarini. Al collo il ragazzo ha una macchina fotografica. Come tanti, intende scattare numerose immagini da trasmettere ad amici e familiari.

«Abbiamo fatto delle ore di corsi a scuola», ha detto Giada Sacchetta del Paradisi di Vignola. «Abbiamo approfondito i fatti da un punto di vista storico - ha aggiunto la compagna Anna Miranda - spero di essere all’altezza». «Una nuova esperienza - ha ripreso Alessia Landini del Meucci di Carpi - che mi servirà per la vita». «Abbiamo ascoltato tanto le lezioni dei professori», ha aggiunto la compagna Carlotta Bosi. Per Andrea Merola del Galilei di Mirandola «di fronte a certi fatti capiamo la fortuna del nostro benessere».

«Ho fatto questo viaggio per imparare in prima persona - ha detto Federico Sternieri del Fanti di Carpi - per capire cosa è successo. È importante far sì che episodi del genere non si ripetano più oggi. Le persone considerano gli argomenti dell’antisemitismo come a parte, senza considerare la discriminazione che c’è dietro. Andare in treno ad Auschwitz è un’esperienza che consiglio al cento per cento». «Non so cosa attendermi», ha confessato Davide Pattarozzi. Per Javiera Zanetti sarà importante «andare in Polonia per capire», mentre Martina Gaggioli spera di tornare «con uno spirito diverso». «Ero già stata a Fossoli - ha spiegato Sofia Soccoli del Meucci di Carpi - andare ad Auschwitz sarà un’esperienza importante».

«Il ricordo colpisce molto», ha aggiunto Federico Rossetto, anche lui studente del Meucci. Come Andrea Bosi, per cui «ricordare è un modo per far sì che certi episodi non accadano più», o Dario Giannerini, per cui «sarà un’esperienza che servirà per il futuro». O ancora Silvia Severi, per cui «riuscire a capire come sono accaduti episodi così brutti potrà renderci persone migliori».

Gabriele Farina

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