«Democratura? La parola l’ho inventata io 15 anni fa»
L’artista Fabrizio Loschi ci ha scritto un libro: «Dal 2000 sostengo che la politica è schizofrenica: la democrazia è finta e si scade in qualcosa di peggiore»
Ci sono parole che diventano di uso comune e non fai neanche in tempo ad accorgertene. Ed è rarissimo sapere chi le ha inventate. Come la parola “Democratura”, il cui significato è abbastanza chiaro: una fusione di democrazia e dittatura. Una parola che vuole spiegare in modo critico lo scadimento di una democrazia in un potere autoritario. Come per tanti italiani. E infatti negli ultimi giorni questa parola è diventata di moda tra la classe politica - un'ironia, visto che Democratura è una critica proprio ai nostri politici - e tra gli esperti di politica. Questa parola è stata usata recentemente anche da Brunetta e quindi ripresa subito da Crozza.
Questa parola è stata in realtà inventata quindici anni fa da un noto artista modenese, Fabrizio Loschi, in circostanze particolari. Loschi ha poi sviluppato il concetto, ne è nato un libro e poi un sito e quindi ha avuto una visibilità sempre più forte. Ma non era andata così all'inizio. La parola Democratura non andava proprio giù ai politici.
Loschi, come ha pensato questa parola nuova di zecca?
«È stato nell'anno 2000 durante un pomeriggio di pioggia a Vienna a casa di un artista, Peter Corda. Eravamo in compagnia di altri colleghi, molti dell'Est Europa, per un meeting e durante una pausa si mangiava e si chiacchierava. Così è saltato fuori il discorso sulla democrazia finta, sul suo scadimento in qualcosa di peggiore. Bisogna pensare che allora questi discorsi erano molto poco comuni tra la gente. Si ragionava sui rischi della democrazia che si vedevano allora. Così ognuno doveva inventare un concetto e io dissi una sola parola, Democratura, che attirò subito l'attenzione. Perché ha un significato in fondo semplice e comprensibile in ogni lingua».
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.11043074:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.11043074:1650001797/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
E come si è passati da una battuta a un parola utilizzata?
«Per anni ho continuato a riflettere su quello che volevo dire. Nel 2005 ho pubblicato un libro intitolato proprio “Democratura”. L'ho fatto perché il primo a crederci è stato l'editore, Gribaudo, ma poi ci sono stati molti ostacoli. Quel libro ha avuto un percorso strano. Ala fine a qualcuno non è proprio piaciuto il contenuto e alla fine non è stato distribuito».
In quel periodo però stava finendo la dittatura del libro e dell'editore.
«Sì, ma in quel caso l'editore era entusiasta. In realtà, a qualcuno dietro le quinte non piaceva. Ed è così vero che in quell'anno con Stefano Campioli ho continuato a lavorare sul progetto Democratura ed è poi nato il sito tuttora attivo».
Ha avuto riscontri?
«Sì, chiaramente di nicchia. A quel punto è successo che mi hanno contattato due importanti galleristi per vedere di creare un'esposizione. Ma alla fine non se ne è fatto niente. Dicevano che era roba da artista tedesco mescolare l'arte alla critica politica. La verità è che sapevo perfettamente che Democratura dava fastidio».
Allora però non c'era questa protesta di massa contro i politici.
«Infatti, non c'era. Democratura era un progetto che sbatteva davanti agli occhi di tutti come operava questa classe politica. Era realtà cruda. Oggi tutti hanno ben presente questo modo di agire. D'altra parte, è nato allora questo modo di disimpegnare la politica da ogni ideologia che ha portato gli elettori a stare a casa, a non partecipare al voto. Hanno eliminato l'etica e la politica dalla prassi politica. Così la democrazia si è svuotata».
Oggi siamo arrivati al capolinea della Democratura?
«Difficile dirlo. Certo, siamo governati da molti incompetenti e gli elettori votano sempre meno. Aggiungo che il non voto ha un effetto paradossale: ci rende ostaggio degli stessi politici che disprezziamo. Per questo restano a galla».
Oggi viviamo in Democratura?
«Sì. Oggi la politica è schizofrenica. Fa tutto e il contrario di tutto. Oggi se guardiamo cosa dice e cosa fa un singolo politico vediamo che è Dr Jeckyll e Mr Hyde».
E cos'è successo alla sua parola?
«E' sempre più usata negli ultimi giorni ma non so neanche io come mai. So che il primo a sdoganarla è stato Aldo Busi qualche anno fa. Poi non ho saputo più nulla. Ho visto che Repubblica l'ha usata in un pezzo critico contro Putin».
Si sente in papà di una parola?
«Sì, ne sono orgoglioso. Spero che l'idea che racchiude serva a migliorare la situazione».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
