Gazzetta di Modena

Modena

«Il Jobs Act? Dettato da Confindustria»

di Felicia Buonomo
«Il Jobs Act? Dettato da Confindustria»

«Per Maserati le decisioni si prendono a Detroit». Sciopero, manifestazione a Roma e una proposta di legge

3 MINUTI DI LETTURA





«Con il Jobs Act, il governo ha scelto di accettare esclusivamente le proposte di Confindustria. Questa è un'assoluta novità nella storia dei rapporti tra le parti sociali». È Maurizio Landini, segretario nazionale della Fiom/Cgil a parlare, dal palco dell'assemblea dei delegati Fiom dell'Emilia Romagna, che si è tenuta ieri al Forum Monzani di Modena.

Per il leader delle tute blu italiane, che oggi sarà impegnato nel direttivo romano in cui si discuterà la nascita di una nuova formazione sociale per contrastare le politiche mette in atto del governo, la legge di riforma del mercato del lavoro è frutto di una sorta di “accordo” tra il governo e gli industriali, che ha precluso ogni confronto con la parte sindacale. «Occorre – ha detto Landini – costruire una vasta alleanza: il governo una coalizione con Confindustria l'ha già fatta. Il nostro problema non è fare un partito politico ma riaprire la rappresentanza politica del lavoro che non c'è». E la critica al governo è più che mai diretta da parte di Landini, ad esempio quando dice che «il genio di Firenze gira con il signore di Detroit».

E i riferimenti non sono di certo velati, da una parte il premier Matteo Renzi, dall'altra l'Ad di Fca Sergio Marchionne, per cui le decisioni «non si prendono in Italia – dice Landini commentando i timori per un eventuale spostamento delle attività di Maserati da Modena – perché adesso la testa del gruppo è a Detroit e come è noto Detroit, a oggi, non ha discusso con nessuno. Quelle che sono le scelte strategiche del Gruppo dovrebbero essere soggette a una discussione e a un confronto. Per la prima volta dopo anni c'è una ripresa di investimenti e questo è positivo ma ad oggi garanzie non ce ne sono per nessuno. Oggi gli stabilimenti che stanno lavorando a tempo pieno sono quelli di Melfi e della Ferrari, negli altri stabilimenti siamo in presenza ancora di molta cassa integrazione».

Considerazioni inevitabili quelle di Landini, per una delle questioni più ostiche nel sistema di relazioni industriali del Paese, oggi messo più duramente alla prova con il Jobs Act. «Di aziende – ha proseguito – che faranno assunzioni penso che ce ne saranno tante. Penso che le aziende utilizzeranno questo strumento, lo paghiamo noi, ma il problema vero è fare in modo che quei lavoratori impiegati grazie alle riforme, dopo tre anni abbiano gli stessi diritti degli altri e non siano licenziabili con i soldi pubblici. C'è la follia per cui un'impresa che fa un'assunzione con un contratto a tutele crescenti ha uno sgravio fiscale di 8mila euro all'anno per tre anni. Se alla fine dei tre anni l'azienda decidesse di licenziare il lavoratore, sarà tenuta solo a dargli al massimo due mensilità per ogni anno. È un sistema in cui le imprese, qualora licenzino, ci guadagnano. Questa è mercificazione del rapporto di lavoro».

Da qui la scelta di dare vita a un pacchetto di quattro ore di sciopero, con una grande manifestazione che si terrà a Roma il 28 marzo. Ma gli strumenti per contrastare l'azione di governo sul tema del lavoro sono diversi. «Intendiamo – prosegue Landini – agire su due versanti. Da una parte c'è il piano contrattuale, quello sui luoghi di lavoro. La nostra rivendicazione sarà che tutti i nuovi assunti abbiano diritto allo Statuto dei lavoratori come gli altri. Chiederemo pertanto di fare accordi in questo senso. Ma parliamo di una legge sbagliata, che va cancellata, con Cgil stiamo ragionando di una proposta di legge per uno statuto dei lavoratori per tutti, attraverso un referendum».

Nelle foto: Landini durante l’incontro con i delegati Fiom.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google