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«L’incubo è non essere ascoltati»

«L’incubo è non essere ascoltati»

Successo per i laboratori. Ruffini: «Tragedia indicibile ma da raccontare»

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CRACOVIA. Essere testimoni per tramandare la memoria. È la sfida lanciata agli studenti coinvolti nei lavoratori. Un’avventura partita da Modena e proseguita in viaggio. «Vi chiederemo di descrivere cosa vedrete - ha detto in treno Adriana Barbolini - e descrivere cosa avrete provato». L’insegnante della Libera università dell’autobiografia ha fatto sì che ragazze e ragazzi s’immedesimassero nei deportati. «Cos’è la quotidianità per voi? - ha aggiunto - Se perdeste tutto cosa accadrebbe? Su un treno diverso da questo c’era paura, c’erano persone che hanno lasciato tutto quanto guadagnato, tutti gli affetti. In fondo cos’è che conta nella vita alla fine?». A questa domanda ne è seguita un’altra: perché è importante scrivere? «Per ricordare - la risposta - per scrivere la verità. Ognuno di noi ha una storia, che è importante se possiamo raccontarla e scriverla». Studenti e adulti hanno indicato i loro valori nella vita. Tra essi il mangiare. Adriana Barbolini ha citato un esempio per fare capire cos’è la vera fame: «Un deportato mangiava solo brodaglia. S’è intrufolato nella mensa dei nazisti e ha iniziato a mangiare. È stato scoperto, trascinato, picchiato e lui ha risposto che lo picchiassero pure, tanto aveva la pancia piena». Notevole la partecipazione dei ragazzi. «Non ho mai trovato uno studente veramente disinteressato - ha reso merito Barbolini - loro sono spugne: dobbiamo trovare lo stimolo giusto per prenderli». Nel pomeriggio il Novotel di Cracovia ha ospitato l’incontro “Auschwitz e le sue narrazioni”, a cura di Elisabetta Ruffini. La direttrice dell’Istituto sulla Resistenza di Bergamo ha citato l’arrivo dei sovietici ne La Tregua di Primo Levi per far trovare alcune parole chiave ai giovani. “Reticolati, noi pochi vivi, lavare le nostre coscienze, racconti, l’ora della libertà greve”, le risposte condensate. Il primo ammonimento di Ruffini ha riguardato l’importanza della memoria, le immagini dell’Olocausto e le parole: «Si parla di indicibile, ma i sopravvissuti hanno avuto il desiderio di raccontare. Il loro incubo è non essere ascoltati». (g.f.)

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