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«Birkenau dà i brividi si tocca ancora l’orrore»

di Gabriele Farina
«Birkenau dà i brividi si tocca ancora l’orrore»

«Inimmaginabile, incredibile» le parole dei circa 500 ragazzi all’arrivo ai cancelli L’incontro, a sorpresa, con Susanna Camusso in Polonia per Terra del Fuoco

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BIRKENAU. «Inimmaginabile». Gli studenti modenesi reagiscono così al campo di sterminio di Birkenau. In oltre 500 varcano per la prima volta i cancelli di un luogo in cui sono state uccise più di un milione di persone. «La grandezza del campo colpisce - riconosce Irene Goldoni, studentessa del Morandi di Finale - è completamente diverso dai libri». «Avevo già visto Dachau - aggiunge Fabio Bortoluzzi, del Calvi - ma questo è molto più impressionante». «Dà idea dell’annientamento - spiega Federico Magagnoli, suo compagno di scuola - e spiega quanto forti possono essere le ideologie». Il primo luogo che visitiamo è una baracca in cui stavano stipati anche milleduecento prigionieri. Un luogo stretto, con letti in pietra e talvolta giacigli di paglia. «Vivo in un paese in cui siamo in mille - riprende Fabio - non riesco a pensare come potremmo entrare tutti». «Voi vivrete quindici ore nei campi - spiega la nostra guida - nulla rispetto alla vostra vita. Considerate però che molti a Birkenau non hanno vissuto così a lungo». La guida aggiunge che nel campo c’è una ricchezza unica: le foto della Shoah, scattate dagli stessi nazisti («forse il loro più grande regalo alla storia»). Ci avviamo a vederle con in prima fila Susanna Camusso. Il segretario nazionale della Cgil ha visitato anche Auschwitz per Terra del Fuoco. La sua presenza è silenziosa e rispettosa. «Sono senza parole - racconta Irene Panza del Calvi - mi ha colpito la foto di una mamma e di una bimba nel campo. Se sapessi che i miei parenti sono qui sarebbe straziante». «Parlate, dite qualcosa - sembra replicare Matteo Ferraresi, dello Spallanzani di Vignola - altrimenti piango». Passiamo attraverso i binari della morte, su cui giungevano i treni con i prigionieri, ebrei soprattutto. Fili spinati, torri di guardia poi i resti di una camera a gas. «Erano costruite con una logica industriale - riprende la guida - brutale dirlo, ma si possono uccidere milioni di persone». Da qui al monumento ai caduti la via è breve. “Grido di disperazione ed ammonimento all’umanità”, si legge nell’incipit italiano. Poi, ancora resti di camere a gas. Al posto dei luoghi di morte ora ci sono fiori. «È inimmaginabile come doveva essere - dice Sofia Bocchi del Morandi - non si riesce a comprendere. Impressiona come sia vasto, tetro, cupo». Lungo la strada che conduce alla sauna prosegue la pioggia. All’interno la guida racconta quanto accadeva: prigionieri spogliati, rasati male con strumenti quasi mai disinfettati, immersi nel cloruro e poi mandati via verso il loro destino, spesso di morte. «Mi fa venire in mente il meccanicismo - aggiunge Giulia Alberghini del Morandi - è sconvolgente la mentalità che è stata dietro tutto questo. Non vedere la fine del campo doveva essere deleterio per i prigionieri». Osserviamo in una sala tante foto di una comunità ebraica. Per poter contenere immagini di tutti i prigionieri servirebbe moltiplicare per mille, diecimila o più. «Mi hanno colpito tutte - rivela Beatrice Pignatti del Calvi - l’unica parola che mi viene in mente è orrore. Impressiona che le persone del commando, ruotando, sapessero che fine avrebbero fatto». Un’ultima significativa tappa sono i resti del laboratorio di Josef Mengele. «Facevano esperimenti sulle donne - ricorda la guida - la Bayer chiedeva pezzi umani». «Incredibile - commenta Giulia - anche cercando di capire non riesco». «Ho letto anche che toglievano l’utero alle ragazzine», aggiunge Sofia. Uscire è come una liberazione. «Non riesco a immaginare i prigionieri - riconosce Francesca Bizzini dello Zanarini - mi ha impressionato il lago delle ceneri». «Vengono i brividi», conclude Andrea Calzolari del Paradisi di Vignola.

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