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Dentro il calice l’“ideologia ancestrale”

di Paride Rabitti *
Dentro il calice l’“ideologia ancestrale”

Alcuni giorni fa alla Cantina Albina Canali di Reggio Emilia si è svolta una serata di approfondimento con degustazione sui Lambruschi Ancestrali. L'evento ha attirato l'interesse di un pubblico...

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Alcuni giorni fa alla Cantina Albina Canali di Reggio Emilia si è svolta una serata di approfondimento con degustazione sui Lambruschi Ancestrali. L'evento ha attirato l'interesse di un pubblico competente e numeroso. Ancestrale significa antico, ma se scritto sull'etichetta di un vino, significa “il modo in cui vinificavano i nostri nonni” dove il sedimento che si deposita sul fondo è la naturale conseguenza della maturazione in bottiglia. Rappresentate tutte le province produttrici di lambrusco dell'Emilia, da Parma con il Lambrusco Maestri, al “Lambruscone” reggiano, Modena che ha affascinato coi tre i vitigni, il Sorbara “Radice” di Paltrinieri, Luciano Saetti produttore di un piacevolissimo Salamino e Vittorio Graziano col Grasparossa di Castelvetro. I vignaioli sono intervenuti illustrando il mondo del Lambrusco ancestrale, quasi tutti concordi col motto: “il vino si fa in vigna e non in cantina”, chiusi a ogni forma di innovazione affermando che l'intervento dell'uomo in cantina può solo peggiorare il vino, definendo non-vini e Big-Babol il lambrusco prodotto in autoclave. Un punto di vista ideologico arroccato sulla tradizione, unica voce fuori dal coro è stato Alberto Paltrinieri favorevole agli interventi dell'uomo quando sono utili, una tradizione è un'innovazione che ha funzionato e se il lambrusco si è scoperto frizzante si deve all'innovazione delle bottiglie e dei tappi che ne imprigionano le bollicine.

* Il Lambruscologo

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