Il clima è sempre più caldo e il turismo va ripensato
A Sestola temperature in costante crescita di quasi mezzo grado ogni dieci anni Muzzarelli: «Così l’economia del comprensorio del Cimone è a rischio»
SESTOLA. Il clima è cambiato davvero e bisogna prenderne atto ripensando la politica di sviluppo turistico dell'Appennino.
L'istanza non parte più solo dagli operatori di settore, ma è condivisa anche a livello istituzionale, come ha dimostrato l’intervento del presidente della Provincia Gian Carlo Muzzarelli ieri sera in apertura del convegno su “Energia, clima e ambiente” al teatro Belvedere di Sestola.
«Il cambiamento climatico è una realtà – ha sottolineato – e dobbiamo attrezzarci per farvi fronte. Abbiamo visto tutti l’ultimo mese di dicembre senza neve che stava mettendo in ginocchio l’economia del comprensorio del Cimone Non possiamo più permettercelo: bisogna investire per ampliare l'offerta turistica nelle altre parti dell'anno».
Si sa che il mutamento riguarda tutto il globo, e ha origine nel surriscaldamento globale. Ma fa specie vederlo calato nella realtà locale: Carlo Cacciamani, direttore del servizio IdroMeteoClima di Arpa Emilia-Romagna, ha documentato su Sestola un innalzamento medio della temperatura dal 1960 al 2013 di 0,4 °C per decade. E Laura Guerrini, commissario capo del Corpo Forestale, nell'ambito del servizio di prevenzione valanghe Meteomont, ha evidenziato come fino all'inverno 1998/99 si siano riscontrate precipitazioni nevose costanti nella loro distribuzione, mentre dal 2011/12 si fanno i conti con uno spostamento a febbraio-marzo, come riscontrato del resto anche quest’anno. Nell'analisi di quanto sta accadendo è sempre più importante il Centro dell’Aeronautica, «una delle 29 stazioni al mondo scelte per il programma Onu di monitoraggio dell'atmosfera – ha sottolineato il tenente colonnello Patrizio Emiliani, che ne è direttore – unica in Italia e fra le cinque d'Europa. Il protocollo di Kyoto è stato siglato anche sulla base dei dati forniti dal Cimone, particolarmente prezioso perché, pur non essendo altissimo, ha un orizzonte completamente libero e riceve tutte le masse d'aria».
Di fronte al cambiamento, secondo Cacciamani alcune stazioni sposteranno gli impianti di risalita più in alto, soprattutto sulle Alpi. Di certo, la montagna di domani sarà diversa da quella tanto amata dal generale Ferruccio Minghelli, comandante regionale del Corpo Forestale scomparso 20 anni fa e ricordato da Paolo Ferrari, presidente di Sestola Crea, quale «amico e strenuo difensore di questi territori, un riferimento per chiunque abbia a cuore l'Appennino».
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