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L’idea di Sara: un clic per ricordare

L’idea di Sara: un clic per ricordare

Laboratorio con oggetti cari portati da casa per dare una luce diversa ai luoghi

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BIRKENAU. Oggetti cari per dare una luce diversa al campo di sterminio. È il progetto del laboratorio fotografico di Sara Cestari. «Sfruttiamo la pioggia - esorta la fotografa appena dentro Birkenau - dà l’atmosfera giusta». Poco dopo le 15 i ragazzi partono per la loro missione. Si muovono a gruppi, ciascuno con qualcosa portato da casa con un significato particolare. Giulia ha scelto la foto del suo gatto che ora non c’è più. Michele Torri dello Spallanzani di Monteombraro un sasso a forma di cuore, posto tra i binari della morte. Il senso è trovare un’idea originale e la giusta prospettiva con cui rappresentarla. Ci dirigiamo con un gruppo verso la baracca dei bambini. Gli studenti avevano visitato il luogo, come altri, durante il mattino. Così hanno potuto immaginare il setting per scattare le immagini. Una ragazza si fa ritrarre con un fermacapelli rosa proprio alla sinistra dell’ingresso. Sta indicando una raffigurazione dei bambini e il colore intende probabilmente evocare una spensieratezza che non hanno forse mai avuto. «L’esperta ci ha consigliato di portare un oggetto che ci rappresentasse - spiega Sara Caggiano, studentessa del Cattaneo-Deledda - in modo da personalizzare le fotografie che facevamo e dare un significato profondo». Sara ha scelto un mappamondo. Lo ha posto su uno dei letti e anche in mezzo al fango, dietro al filo spinato. Roberta Cisternino, compagna di scuola, ha con sé invece un Pinocchio di legno. Le due aspiranti fotografe si cimentano negli scatti prima ciascuna sul suo soggetto, poi con entrambi. «Abbiamo scelto un mappamondo - aggiunge Roberta - in quanto questo (l’azione nazista) è stata la causa della guerra mondiale e perché Birkenau è qualcosa che riguarda tutto il mondo. Poi abbiamo scelto Pinocchio perché è proprio una baracca di bambini. Oltre a questo, ha un naso molto lungo che rappresenta la bugia». Tra uno scatto e l’altro sono già le 15.40. È tempo di uscire di nuovo sotto la pioggia per completare le immagini esterne, quelle con il filo spinato. Le ragazze scelgono con cura il setting, stando attente a non toccare il ferro, e poi riprendono gli oggetti nel contesto da diverse angolazioni. Hanno già appreso da incontri precedenti alcune tecniche «in modo da arrivare ad Auschwitz preparati per fare belle foto», come spiega Sara Caggiano. Ancora dieci minuti di lavoro, poi si torna appena dietro all’ingresso per l’appuntamento con gli altri giovani fotografi. Sono una decina e appaiono determinati. Oggi torneranno all’opera per la fiaccolata. Già alcuni sperano di vedere le loro foto in un quaderno di viaggio o in una mostra, chissà. Giulia e Gianluca s'augurano che possa diventare un lavoro, per altri è una passione.

Gabriele Farina

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