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«’Ndrangheta, stop alle complicità e alle disattenzioni»

«’Ndrangheta, stop alle complicità e alle disattenzioni»

Seminario Pd con amministratori, il Procuratore Musti e Giovanni Tizian: «La mafia conquista l’economia legale»

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«Quando parliamo di mafie, di criminalità organizzata, non dobbiamo pensare a un commercio clandestino di affari criminali. Certo, la ’ndrangheta che si è insediata in Emilia più di trent’anni fa, comunque è ben presente con i suoi traffici di prostituzione, droga ed estorsioni. Ma non commercia più in beni o servizi illegali, si è inserita nel commercio di beni e servizi legali. E offre prezzi migliori, come per smaltire rifiuti speciali».

Così il Procuratore aggiunto Lucia Musti ha riassunto ieri davanti a una platea di esponenti del Pd l’evoluzione è il radicamento criminale delle cosche calabresi. Modena come Palmi dunque? Con diversi accenti le risposte sono state caute, evitando accostamenti urticanti ma non si nega più l’evidenza dei fatti. Qui non ci sono i morti ammazzati, ma aziende svuotate, imprese sotto tiro o colluse. Nessun confronto però sui trent’anni appena passati, quando gli appelli di investigatori e giudici lanciavano allarmi sempre più accorati e inascoltati. Dal canto suo l’invitato di spicco dell’incontro, il senatore Stefano Vaccari, componente della Commissione Antimafia, ha preferito sottolineare il cambio di passo. «Dobbiamo voltare pagina - ha ripetuto - e appoggiare ogni sforzo che vada a contrastare la malavita organizzata. In ogni sede, anche quella delle amministrazioni locali».

Il seminario Pd alla Camera di Commercio già dal titolo (“Legalità, una sfida necessaria”) evocava uno scenario da ultima spiaggia. Non molti i partecipanti ma di rilievo, dall’ex sindaco Pighi al condante della Municipale sino ai sindaci di Formigine e Finale.

Del resto l’inchiesta “Aemilia” che ha portato all’arresto di 130 persone tra Modena, Reggio e la Calabria (imprenditori, malavitosi, imprenditori e professionisti) è stata un amaro risveglio. «Scoprire di vivere in zone di ’ndrangheta non è una sorpresa per chi segue le indagini da anni - ha ricordato Giovanni Tizian, giornalista dell’Espresso - Non è casuale che il 70-80% dei beni sequestrati ai mafiosi sia al nord, e soprattutto in Emilia, Veneto e Lombardia. Le imprese sotto inchiesta per la ricostruzione all’Aquila hanno sede nel Reggiano. Da noi imprenditori e politici vanno a braccetto e fanno affari con personaggi inquisiti o condannati. Perchè gli enti locali anche nel modenese continuano ad affidare lavori pubblici a ditte che hanno ricevuto l’interdittiva antimafia?»

Chiamato direttamente in causa per il via libera all’impresa Bianchini, il sindaco di Finale ha tentato un’autodifesa: «Ho pensato ai dipendenti senza colpe, alle loro famiglie ...»

Per l’avvocato Christian Mattioli Bertacchini la legge 190 del 2012 deve ancora essere recepita dagli enti locali. «Pochi sanno - spiega in buona sostanza - che in ottemperanza a numersoe convenzioni internazionali ora abbiamo una legge che obbliga le amministrazioni ad adottare politiche attive, con programmi di lavoro e responsabili identificati, per contrastare la corruzione ed evitare comportamenti che la possano favorire. È un cambiamento epocale: per la prima volta non si insegue un reato dopo che è stato compiuto affidandosi alla magistratura ma si cerca di prevenirlo già dove matura».

«Siamo un settore a rischio infiltrazioni - ha riassunto Cinzia Franchini (Fita-Cna) - L’autrasporto è in prima linea, stretto tra concorrenza truccata e sottocosto e reazioni istituzionali confuse. Nel settore ci sono troppe associazioni che si occupano ad esempio di restituire alle imprese i 200 milioni di rimborsi autostradali, e con procedure discutibili. Perchè non si restituiscono immediatamente, al momento del pedaggio al casello? Nel resto d’Europa succede, da noi no».

Saverio Cioce

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