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Anche ai pennuti controlli a sorpresa per il doping

Non ci sono riuscite le guerre mondiali e neanche le stragi nel corso di tre millenni di conflitti. A mandare in pensione i piccioni viaggiatori ci ha pensato internet e lo sviluppo dell’elettronica...

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Non ci sono riuscite le guerre mondiali e neanche le stragi nel corso di tre millenni di conflitti. A mandare in pensione i piccioni viaggiatori ci ha pensato internet e lo sviluppo dell’elettronica che ha soppiantato riprese aeree, telegrafi e cavi telefonici. Il declino dei volatili come mezzi di comunicazioni veloci e riservate però è iniziato subito dopo la seconda guerra mondiale.

Se durante il primo conflitto nel ’15-’18, dalle trincee partivano in volo messaggi e microfilm verso i comandi lontani dal fronte. Per questo erano nel mirino dei cecchini di tutte le parti in lotta e c’erano reparti specializzati che si occupavano della loro conservazione e allevamento, anche nelle peggiori condizioni. Furono proprio i colombi ad esempio che portarono al resto d’Italia il messaggio della “liberazione” di Udine e della conquista delle truppe italiane nelle terre redente, come vennero subito ribattezzate. Persino le cartoline postali spedite dalle zone di guerra avevano impressi i timbri che invitavano gli italiani a proteggere i piccioni viaggiatori. Ancora nei primi anni ’50 c’era un generale al Ministero della Difesa che era responsabile del settore e gli allevatori, tutti civili, dovevano avere una sorta di licenza rilasciata dai vertici militari: in caso di conflitto avrebbero dovuto cedere, com’era nei patti, i loro amati volatili per scopi bellici. In cambio c’erano agevolazioni per la federazione colombofila e piccoli incentivi per invogliare gli allevatori a tenere in forma le possibili reclute alate.

Poi, come è accaduto per cavali e muli, l’uso degli animali è stato archiviato per sempre. «In tutta Italia - racconta Cesare Benassi, presidente dei colombofili modenesi - oggi siamo rimasti in 2200 dei 25-30 mila che eravamo nel l’ultimo dopoguerra». Lui la sua passione non l’ha dimenticata e assieme agli amici Rovatti e Balboni ha formato la Brb, con 200 piccioni e una squadra corse. (s.c.)

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