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I silenzi lungo i binari della morte

I silenzi lungo i binari della morte

Gli oltre 500 studenti al campo di Birkenau: corone di fiori, candele, lumini, foto

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BIRKENAU. Uno striscione. Un canto. Una candela accesa. Piccoli, grandi segni per non dimenticare i morti. Nel pomeriggio gli oltre cinquecento studenti modenesi danno vita a una nuova commemorazione.

Non si passa davanti al monumento ai Caduti, ma si seguono i binari della morte fino a un vagone abbandonato.

Sulla “Judenrampe” i ragazzi procedono con in testa corone di fiori. Immediatamente dietro ci sono gli striscioni. Alcuni hanno i loro nomi. Altri una frase significativa o un messaggio. Altri ancora un semplice pensiero. È un modo per far sentire la presenza.

“Noi, qui, un piccolo segnalibro nel libro della Memoria”, hanno scritto gli studenti del Barozzi. «Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario», ammoniscono dal Galilei di Mirandola. Si cammina di marcia prima, poi il ritmo rallenta davanti al campo di sterminio di Birkenau. Da lì si seguono i binari della morte a ritroso, fino a un vagone abbandonato. L’atmosfera è cupa, nonostante il sole che ancora fa capolino. Pochi hanno il desiderio o trovano la forza di parlare. Davanti al vagone vengono deposte le corone di fiori, poi i ragazzi proseguono nel loro impegno. I partecipanti al corso fotografico scattano, altri ragazzi leggono. I brani sono corti, eppure significativi: Primo Levi, Anna Frank gli autori forse più celebri. «Non c’è niente di peggio a obbedire a chi è accecato», legge una studentessa. «Ognuno di noi conosce il giusto e lo sbagliato», interloquisce un giovane con un altro. «Ad Auschwitz ho imparato l’amicizia», cita un terzo. Nel frattempo, le candele accese dai giovani sono un ulteriore segno di luce. Non sarà l’ultimo. Dopo la lettura finale, un gruppo di studenti ha con sé delle piccole mongolfiere. A gruppi le accendono e lasciano che questi piccoli lumini volino verso l’alto, verso il sole. Dopo i tanti orrori visti durante il giorno, un forte segno di speranza. Lungo il cammino del ritorno l’aria è più leggera, il passo più lieve. «Qui sosta in silenzio, ma quando ti allontani parla», avevano ben scritto gli studenti del Muratori.

La tromba di Luca Tassi, studente dello Spallanzani di Vignola che aveva suonato tristi note, emette melodie più allegre. Qualcuna fa un selfie mentre cammina, un ragazzo viene avvolto in uno striscione da una compagna. Anche gli sguardi mirano più verso l’alto. È la vita che va avanti, nonostante tutto.

Gabriele Farina

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