«Il sistema mafia a Carpi è radicato, ecco cosa fare»
Il sindacalista e giornalista ha curato un dossier sulla criminalità organizzata: «La vicenda Matrix 2 e la presenza di Femia sono dimostrazioni evidenti»
La mafia ha gli occhi spalancati su Carpi, ne conosce bene il tessuto di cui è fatta la città, ha provato e prova tuttora a insinuarsi tra le pieghe di una città che non deve abbassare la guardia.
Questo concetto è stato ribadito durante il pranzo organizzato al Kalinka da Libera, associazione contro le mafie, che ha avuto come ospite Gaetano Alessi.
Alessi, sindacalista della Cgil di Bologna e giornalista, ha presentato alcuni dei frammenti più significativi del dossier da lui curato, insieme al gruppo dello Zuccherificio e Gap. E nell’analisi da lui esposta, occupa un posto di rilievo anche Carpi nell’attenzione che la criminalità organizzata riserva a quest’area, come ribadito dall’inchiesta Aemilia.
Un’analisi che sfocia in un j’accuse molto pesante alla classe dirigente che da anni governa l’Emilia.
«Il sistema mafia a Carpi esplode nell’ambito della vicenda Matrix 2 – spiega Alessi – in cui si è espresso appieno il legame tra bisca, gioco d’azzardo e usura, una triade che costituisce un nesso inscindibile in Emilia Romagna. Matrix 2 è stato aperto a Carpi, a metà degli anni 2000, da Nicola Femia, e faceva parte di una rete di circoli legati al gioco d’azzardo che si sviluppava, oltre che alla Corte dei Pio, tra Modena e Castelfranco. Un giro alla base del celebre processo “Black Monkey”. Femia apre il circolo a Carpi non da solo, ma fa affari insieme al figlio del capo della camorra, Nicola Schiavone, e con la consulenza di Antonio Padovani, imprenditore delle sale slot vicino alla camorra. A rendere il contesto ancora più pesante, c’è la possibilità che a Femia venga tolta l’aggravante mafiosa perché provarla è praticamente impossibile: uno dei motivi per cui la mafia ritiene redditizio investire in quest’attività. Ciò fa comprendere come il sistema mafia sia perfettamente radicato anche a Carpi, nonostante si sia parlato pochissimo, in questa città, della presenza di Femia e di Matrix 2. E ci ricorda come il sistema mafie vada trattato per ambiti geografici. L’Emilia Romagna e la regione dalla quale decollano le mafie per poi atterrare su Lombardia, Piemonte, Friuli. Non a caso le stesse cosche presenti qui, le ritrovi in altre regioni del nord Italia. L’Emilia Romagna è la prima regione in Italia per intimidazione ai giornalisti e a uomini dello Stato, la prima per lavoro nero, la prima per riciclaggio di denaro sporco. E se la classe dirigente che ci governa dal dopo guerra non si è accorta di nulla, le alternative sono due: o è incapace o è complice».
Nella ricostruzione post terremoto si è parlato molto di white list e infiltrazioni mafiose.
«Un caso strano che si è verificato dopo il sisma – prosegue Alessi – è che nelle due province dove la mafia ha una storia notoriamente più radicata, ovvero Modena e Reggio, i controlli venivano fatti per un’azienda su quattro, mentre a Ferrara e a Bologna, sono stati esercitati su un’azienda su due. Per rimanere sempre in tema ricostruzione: le mafie scelgono l’Emilia Romagna perché contiene un paradiso fiscale: San Marino. E si assiste a due fenomeni contrapposti: mentre sono stati 4 milioni di euro che dall’Emilia si spostavano a San Marino, contemporaneamente uscivano 8 milioni di euro per la ricostruzione in Emilia».
Un altro terreno fertile per le infiltrazioni mafiose è quello dei trasporti.
«In questo caso avviene il miracolo economico per eccellenza. Quale? Quello del trasporto merci, senza mezzi di trasporto. Mi spiego. Su 9.083 imprese di trasporto in Emilia Romagna 2.599 (il 30%) risultano non possedere neppure una bicicletta», aggiunge Alessi.
Cosa è possibile fare per sviluppare gli anticorpi contro la mafia?
«Cancellare gli appalti pubblici impostati sul massimo ribasso – conclude Alessi – l’assessore regionale Massimo Mezzetti ha preso un impegno specifico in tal senso e spero manterrà la parola. Poi, già il fatto di iniziare a parlarne è fondamentale. E poi si deve sottolineare che qui c’è ancora una grande partecipazione alla cosa pubblica: diventa più che mai necessario ricominciare a mettere pressione su chi ci governa».
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