Le emozioni di Olesen che interpreta Levi
CRACOVIA. «Per i ragazzi l’Olocausto è come un film». Jacob Olesen, attore poliglotta, ha interpretato Primo Levi (e non solo) in un recital teatrale tratto da “Se questo è un uomo”. Uno spettacolo...
CRACOVIA. «Per i ragazzi l’Olocausto è come un film». Jacob Olesen, attore poliglotta, ha interpretato Primo Levi (e non solo) in un recital teatrale tratto da “Se questo è un uomo”. Uno spettacolo di un’ora, poco più, in cui i partecipanti all’undicesima edizione di “Un treno per Auschwitz” si sono fatti trasportare dalla storia come davanti a un aedo. Gli antichi Greci consideravano l’entusiasmo come avere la divinità dentro di sé. Olesen sembrava “posseduto” dai vari personaggi. Aggrappato alla vita come Primo Levi, semplice e buono come l’amico Lorenzo o spietato come un soldato delle Schutz-staffeln, le squadre di protezione meglio note come SS. La lingua, il timbro di voce, le espressioni. Era come se sul palco ci fossero non uno, ma diversi attori. “Tu! Da quella parte! Tu! Dall’altra!”, urlava come un aguzzino delle SS.
«Eravamo soli, nudi come vermi», riprendeva dalla prospettiva di Levi. Le scene si susseguono in rapida sequenza, come se Olesen percorresse assieme al pubblico le pagine del libro. La recita non è integrale e difficilmente potrebbe esserlo, l’attenzione resta alta. L’attore tremava davanti agli ordini perentori dei nazisti che lui stesso sbraitava. Pian piano nel protagonista affiorava l’idea della libertà.
«Per la prima volta dal giorno del mio arresto ero libero», ha esclamato in una delle parti finali. Alla fine è stato un vibrare di applausi. Studenti che forse mai erano stati così attenti a lezione si sono avvicinati per avere una foto con lui. In italiano corrente (l’attore conosce varie lingue e vive da tempo a Roma) rispondeva a tutte le richieste. Per loro è anche giunto un ammonimento.
«Ho iniziato un anno fa - ha spiegato Olesen - soprattutto per un pubblico giovane. Penso soprattutto ai licei, per le medie il linguaggio di Levi è troppo forbito. Per i ragazzi oggi tutto questo (l’Olocausto) è come un film. Non sembra vero, eppure settant’anni fa era vero. Peraltro i sopravvissuti stanno quasi tutti morendo».
Ecco perché occorre conoscere il passato. Non soltanto per questo. Sapere dove l’uomo è caduto può essere un modo per evitare di ripiombare nelle stesse buche.
«Stanno nascendo fascismi in tutta Europa - ha detto l’attore - in Svezia, in Grecia, in Ungheria, in Francia. C’è la crisi economica come prima della guerra. Ci sono segnali pericolosi».
La scelta su Primo Levi, ha spiegato, nasce dalla scientificità del racconto. «Volevo fare qualcosa di forte sull’Olocausto - ha concluso l'attore scandinavo - e Primo Levi lo racconta da persone razionale. Non cade in sentimentalismi, ma narra in modo crudo. Così il racconto arriva in modo più diretto al pubblico».
Gabriele Farina
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