Per i colombofili un lento tramonto ma la passione resta
In mezzo secolo gli allevatori passati da 1000 a meno di 200 Gran Premi e gare in tutta Italia nel ricordo di Tassoni
MODENA. Le sue squadre erano diventate squadriglie, con campioni famosi. E la sua arte di allevare colombi in grado di battere ogni record aveva fatto conoscere in tutta Italia un’ arte antica, grazie alla trasmissione televisiva di Giancarlo Magalli.
Per questo a dieci anni di distanza dalla scomparsa Giuseppe Tassoni è rimasto nel cuore dei colombofili modenesi che gli hanno dedicato il Gran premio da Ortona il prossimo 25 aprile. Ovviamente, verrebbe da dire, perchè quando si tratta di gare di velocità ci sono sempre i modenesi in pole position. E non cambia nulla se al posto dei cavalli motore di sono colombi in grado di tornare a casa da 700 km di distanza con velocità di punta di 110 km all’ora. «Ma le medie sono più basse, si resta sui 60, 70 km all’ora - spiega la figlia Maria Grazia, che assieme alle quattro sorelle (Carmen, Patrizia, Angela e Graziella) ne tiene viva la memoria assieme agli amici di un tempo - Io però ne so poco perchè noi figlie dovevamo accettare la sua passione per quello che era e veniva prima di tutto il resto. Pensi che nel palazzo dove abitavamo negli anni ’60 tra via Sigonio e via Prampolini la mattina non riuscivamo a dormire perchè i colombi si mettevano in moto a centinaia nella soffitta sopra il nostro piano. E gli altri inquilini erano così infastiditi che lo portarono anche in tribunale ma lui ebbe ragione».
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Storie d’altri tempi, di quando Modena era la capitale riconosciuta a livello nazionale dei colombi da corsa, al centro di province come Bologna, Reggio e Parma che da sempre costituiscono il piccolo regno degli appassionati del settore.
Su tutti regnava, sovrano senza corona ma riconosciuto per le sue capacità, Giuseppe Tassoni che per un ventennio pubblicò a sue spese un periodico, l’Alato Messaggero, che è rimasto senza seguito dopo la sua scomparsa. E in piaza Grande, come ricorda la foto qui sopra, ospitava mostre e aste internazionali.
Di quello splendore restano poche vestigia. Se nei primi anni ’50 gli allevatori erano in tutta la provincia tra i 1000 e i 1200, oggi ne sono rimasti 102 solo nel capoluogo e nella maggior parte dei Comuni del circondario; mettendo insieme anche Bassa e Frignano si arriva al doppio, ma non si va molto oltre.
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«La passione per i colombi era trasmessa di padre in figlio - racconta il vignolese Gilberto Sanley, 72 anni, che ha dovuto ridurre i suoi pennuti da oltre 100 a 74 con l’avanzare degli anni - E dire che io sono uno dei più giovani perchè nel nostro circolo quelli che hanno meno di 40 anni saranno una quindicina. Ad ogni buon conto quelli che sono rimasti sono molto convinti: per noi appassionati alzarci all’alba per preparare i colombi, pulirli una volta a settimana o portar loro da mangiare è una disciplina di vita prima che un hobby. Ma le soddisfazioni sono enormi: io ad esempio i miei colombi li chiamo per nome, li riconosco uno per uno e loro fanno altrettanto con me. Li seguo passo per passo, dalla covata ai primi mesi. Appena la primavera entra nel vivo comincerò con i più giovani a portarli qui vicino per farli orientare e vedere come riprendono la strada di casa. Prima Campiglio, poi Imola e Rimini. A quel punto saranno in grado di tornare sempre a Vignola». Il ritrovo per tutti i colombofili è la sede sociale a due passi dalla tangenziale, per organizzare le gare e parlare dei problemi comuni, per partecipare alle fiere e tenere unito un patrimonio di conoscenze e saperi altrimenti dispersi. Ma guai a parlargli di tortore e torraioli: «Sono selvatici, danneggiano gli allevamenti».
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