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Confindustria Modena attacca il governo

Confindustria Modena attacca il governo

«L’inversione contabile dell’Iva allargata alla grande distribuzione mette in ginocchio le aziende»

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«Il Governo rischia di mettere in ginocchio interi comparti dell'industria».

Lo dice Confindustria Modena, riferendosi al reverge charge (inversione contabile) dell'Iva, che la legge di stabilità allarga anche al settore commerciale della grande distribuzione; un «prestito forzoso all'Erario», è il commento degli industriali. Per reverse charge si intende un particolare meccanismo (in deroga alla disciplina generale) che prevede il trasferimento di una serie di obblighi relativi alle modalità con cui viene assolta l’Iva tra chi vende e chi acquista. Di fatto, le aziende che vendono alla Gdo pagheranno l’Iva ai propri fornitori, ma non potranno compensare l’imposta sui beni venduti alla Gdo in quanto, per effetto del reverse charge, il versamento spetterà alla Gdo stessa. Le imprese che cedono beni non incasseranno più l'Iva, che sarà versata allo Stato direttamente dall'acquirente. Pertanto verranno a maturare consistenti quantità di Iva a credito e saranno quindi costrette a chiederne il rimborso, con attese lunghissime (in Italia mediamente sui 18-20 mesi) e con crescenti difficoltà sul fronte della liquidità. Confindustria Modena si fa portavoce della preoccupazione delle imprese del territorio, moltissime delle quali sono partner della grande distribuzione, e sostiene le azioni che Confindustria nazionale ha intrapreso, come la denuncia presentata alla Commissione Ue e una proposta di emendamento in Parlamento che punta ad aumentare da 700.000 a un milione di euro la soglia di compensazione dei crediti Iva. «Il contrasto a ogni tipo di evasione fiscale deve essere perseguito con fermezza – affermano da Confindustria – L'introduzione di tipologie di reverse charge ulteriori deve essere valutata con estrema cautela e può essere consentita solo in presenza di rischi di frode ampiamente documentati. Non è questo il caso delle forniture alla Gdo».

Il dubbio che questa misura sia stata pensata più che altro per risolvere problemi di bilancio «trova un fondamento – conclude - tutto questo dovrebbe portare, secondo la valutazione dei documenti programmatici di bilancio per il 2015 del governo, una maggiore entrata di circa 728 milioni annui; cifra che, nel caso Bruxelles non rilasci l’autorizzazione in deroga, sarà recuperata attraverso aumenti di accisa sui carburanti».

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