«Fotografare il lager è una grande sfida»
Annalisa Vandelli, professionista dello scatto, racconta l’esperienza del viaggio con gli studenti
Raccontare Auschwitz? «Una grandissima sfida». Annalisa Vandelli è una fotoreporter e scrittrice. Ha visitato da freelance la Siria, il Nicaragua e altri Paesi americani. A Roma collabora con la Farnesina e con l’università di Roma Tre. Per lei è stata la prima volta ad Auschwitz. «Era un’immagine che già conoscevo nei libri - conferma Annalisa, sassolese di nascita e globetrotter d’adozione - ma mi sono trovata in presenza di altro sentire, accompagnata da tanti giovani in un sentiero ideale».
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Ha iniziato con il mondo degli scatti in Africa. Durante la carriera s’è occupata di realtà di sofferenze, di povertà, di guerra. In Polonia è stato diverso. «È difficile trovare un’immagine originale - riprende la freelance, vincitrice del Premio Mediterraneo 2014 - perché è una scena bloccata nel tempo. Per raccontarla bisogna trovare nuovi punti di vista. È anche una grandissima sfida. Raccontare qualcosa di già raccontato è difficile». Per farlo Annalisa ha scelto spesso l’impiego del bianco e nero. Nell’album “Hai presente il passato?” la fotografa confessa di aver scelto una prospettiva più “bassa”, impegnandosi a riprendere le scene sempre da nuovi punti di vista. «La maggior difficoltà è attualizzare Auschwitz - riprende la fotografa - e bisogna tenere a mente che fare memoria significa andare a scavare sul presente. La sfida è quindi che la scena non rimanga ibernata com’è, ma che riusciamo a riempirla di quegli uomini. Purtroppo è una storia aperta e dobbiamo essere responsabili del passato e soprattutto del nostro presente». Quando si tratta di una sfida la fotografa sassolese non si tira indietro. Non l’ha fatto nel mondo accademico, come dimostra l’incontro odierno per un laboratorio di fotogiornalismo. Il titolo è “Dante fotoreporter” e sarà organizzato assieme a Roberta Cavazzuti, storica professoressa del Muratori. Non ha compiuto un passo indietro neanche a Fossoli, davanti ai giovani studenti pronti per l’avventura. «Viaggiare con tanti studenti è stranissimo - sostiene Annalisa - subito mi sentivo spaesata: sentivo una sorta di inquinamento della scena. In realtà, dopo ho ragionato sul fatto che la scena veniva animata in modo diverso. Quindi la sfida era guardare attraverso i loro occhi come riuscivano a rendere quel campo pieno di umori diversi. Si definiva una contemporaneità diversa». Una sfida che anche gli stessi studenti hanno affrontato. I partecipanti al laboratorio di fotografia hanno “retrodatato” alcuni oggetti di vita quotidiana nella realtà dei campi. Tanti, tantissimi ragazzi hanno scattato con diversi strumenti (dal cellulare alla macchina fotografica) e da diverse prospettive.
Gabriele Farina
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