Case popolari, si cambia: essere residenti pesa meno
La nuova amministrazione modifica il precedente regolamento: cala il punteggio per gli anni vissuti in città e maggior considerazione per disabilità e numero figli
Senza mai essere entrata realmente in vigore, la nuova graduatoria per l'assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, viene modificata dall'assessorato ai servizi sociali. La modifica più rilevante e più attesa è quella che riguarda la sassolesità. Essere residenti in città da oltre dieci anni valeva 10 punti, adesso ne vale solo 4. Secondo l'assessore ai servizi sociali Antonella Vivi la riscrittura della graduatoria «va in direzione di una maggiore tutela nei confronti di chi vive in situazioni di grave fragilità: anziani, disabili e famiglie numerose». Le modifiche sono parecchie: per i nuclei familiari composti da soli anziani, ad esempio, aumenta di un punto in graduatoria sia la posizione di nuclei familiari composti da soli over 75 che da soli over 65. Due i punti in graduatoria in più rispetto al passato per quei nuclei al cui interno sono presenti disabili gravi. Un punto in più va ai nuclei familiari numerosi composti da quattro (o oltre) con figli minori a carico, a cui va aggiunto un punto in più per ogni figlio a carico oltre il secondo. «Aumentano da un lato – spiega il municipio - i punteggi in graduatoria per anziani, disabili e famiglie numerose, dall’altro si ridimensiona il punteggio destinato agli anni di residenza anagrafica nel Comune di Sassuolo che rimane in vigore: essere residenti da oltre 10 anni porterà 4 punti; da almeno 10 anni 3 punti; da almeno 5 anni 2 punti». Inutile dire che questo è il punto nodale, quello che ha fatto discutere per anni centrodestra e centrosinistra e il motivo delle liti in commissione prima che l'ex assessore alla casa Claudio Corrado desse il via libera alle nuove graduatorie. Quei punteggi non sono entrati mai in vigore e quando in uno dei primi consigli comunali dell'era Pistoni l'ex assessore ne ha chiesto conto, è stato subito precisato che sarebbero stati rivisti. «La residenza anagrafica non può valere quanto il punteggio di un anziano disabile in nucleo mono-familiare», spiegava all'epoca Susanna Bonettini che rappresentava il Pd in commissione. Conservato quindi il criterio della residenza anagrafica, che comunque prima del 2014 non c'era, se ne è ridimensionata la portata Altri punteggi che cambiano: la presenza in famiglia di un invalido al 100% o cieco totale o sordomuto porta ad avere 12 punti anziché 10; una persona invalida dal 67% al 99% o cieco parziale porta ad avere 9 punti anziché 7; un minore che abbia difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della sua età riconoscibili ai sensi delle vigenti normative porta ad avere 8 punti anziché 6.
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