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Il comitato e la onlus vigilano e pungolano

Il comitato e la onlus vigilano e pungolano

Merighi: «Ci siamo impoveriti e i professionisti se ne vanno». Arbizzi: «Errato uso dei fondi disponibili»

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Tra i tanti soggetti che da anni vigilano sul tema ospedale, menzione a parte meritano “Salviamo l’ospedale della Bassa” e “La nostra Mirandola”. Il primo è un comitato spontaneo di medici di base, ospedalieri e privati cittadini che si batte per preservare e valorizzare il Santa Maria Bianca; la seconda è un’associazione onlus che già in passato si è più volte resa protagonista di donazioni (soprattutto in termini di attrezzature) in favore del nosocomio. I due soggetti svolgono un importante ruolo di pungolo nei confronti delle istituzioni, anche se con un approccio diverso.

Il comitato da diversi mesi sta portando avanti una battaglia per ottenere la revisione del Pal, supportato anche dalle 6850 firme raccolte.

«L’ospedale risente dei tagli indiscriminati alla sanità - spiega Valter Merighi, fondatore del comitato - Il Santa Maria Bianca si sta impoverendo sia dal punto quantitativo che qualitativo, poiché diversi professionisti hanno già fatto le valigie per trasferirsi in strutture più attrezzate. Dopo la firma del Pal il nosocomio é attrezzato per offrire esclusivamente un primo livello di cura: assistenza internistica o chirurgica più qualificata e trattamento di pazienti a rischio sono ormai possibili solo negli ospedali di zona. Per questo sosteniamo la creazione di una nuova struttura baricentrica tra Mirandola e Carpi, che funga da punto di riferimento per tutta la Bassa e che sia in grado di fornire un’assistenza a 360 gradi».

Per esporre tali criticità, le associazioni sanitarie mirandolesi hanno incontrato i nove sindaci dell’Area Nord. Al tavolo di confronto, avvenuto il 13 gennaio, ha partecipato anche la onlus presieduta da Nicoletta Vecchi Arbizzi. «Chiediamo innanzitutto la riorganizzazione delle aree omogenee ed una diminuzione dei tempi di attesa, in modo tale che i cittadini non siano costretti a rivolgersi ai privati o a migrare in altre strutture ospedaliere - spiega la presidente dell’associazione - Questo problema, che oltre a causare disorientamento negli utenti genera scoramento negli operatori sanitari, è dovuto principalmente ad un errato utilizzo delle risorse economiche. Le difficoltà sono tante, ma non tutto è da buttare: ci sono ancora professionisti molto validi che continuano ad offrire un servizio efficiente. Capisco i malumori dei mirandolesi, ma forse servirebbe più fiducia nel personale medico».

Giovanni Vassallo

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